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INTERVISTA CON LEONARD WEINGLASS. "Quanto sono fortunato a difendere i Cinque!".

Leonard Weinglass, giurista di New York, è un vero e proprio cattedratico nell’esercizio del diritto. Mantiene una vitalità professionale invidiabile, nonostante i suoi più di 40 anni di pratica come avvocato difensore. La sua massima è stata – ed è – il perenne impegno per la giustizia, cosa che lo ha portato a rappresentare accusati che non hanno ricevuto un trattamento legale giusto.

Si è fatto carico di famosi casi, come quelli di Angela Davis, degli Otto di Chicago, dei Documenti del Pentagono, dell’attrice Jane Fonda e di Mumia Abu Jamal; ma "forse se ne ricordano soltanto i più vecchi", ha detto con semplicità durante il suo intervento nell’incontro svoltosi a L’Avana tra un gruppo dell’Associazione Latinoamericana degli Avvocati degli Stati Uniti con i colleghi dell’Isola.

Fa parte da quasi quattro anni del collegio di difesa di Gerardo Hernández, Antonio Guerrero, Ramón Labañino, Fernando González e René González, i Cinque cubani arrestati il 12 settembre 1998, che infiltrarono le organizzazioni terroristiche con sede nel sud della Florida per impedire atti criminali contro l’Isola.

IL PROCESSO PIÙ LUNGO

Weinglass ha sostenuto durante il suo dialogo con Granma che quello contro i Cinque a Miami "è il processo più lungo tra quelli celebrati a Miami", poichè durò quasi sette mesi e nello stesso si contano 119 volumi di trascrizioni, più di 200 comparizioni con una gran quantità di testimoni, tra i quali vari generali statunitensi e Richard Nuccio, consigliere sugli Affari Cubani alla Casa Bianca durante l’Amministrazione di Bill Clinton (1992-2000).

Il Governo cubano ha compilato una copiosa relazione sulle attività terroristiche pianificate contro l’Isola e l’ha racchiusa in quattro volumi, assieme a nastri registrati, consegnati alle autorità nordamericane nel giugno 1998. "Consegnarono loro questo materiale dove sono documentate residenze, ubicazioni di accampamenti e attività di questi gruppi che violavano le leggi statunitensi, soprattutto quella di neutralità, poichè nei piani che progettavano erano previste azioni militari contro una nazione con la quale gli USA non erano in guerra.

"Tutte queste informazioni vennero messe a disposizione di Washington e Cuba non ricevette risposta, non successe nulla. Anche il nostro prestigioso giornale The New York Times ricevette queste preziose informazioni e non pubblicò nulla. Si è permesso che i mercenari operino in Florida con totale impunità, invece di agire di conseguenza. Fu questa la ragione che spinse Cuba ad inviare nel mio paese un gruppo di patrioti a monitorare le attività delle forze mercenarie che praticavano la violenza contro Cuba. È risaputo quale fu l’unica iniziativa intrapresa dal Governo degli Stati Uniti: arrestò i possibili messaggeri.

"I Cinque entrarono negli USA senz’armi, il Governo nordamericano non le trovò, non danneggiarono nessuna proprietà, si infiltrarono con successo nei gruppi che operavano contro Cuba. Non commisero nessun crimine contro gli statunitensi, non fecero del male a nessuno e trasmisero notizie sulle attività di queste organizzazioni".

NON SONO COLPEVOLI

I Cinque cubani vennero imputati di 26 capi d’accusa, dopo un processo irregolare, pieno di violazioni, durante il quale gli avvocati non ebbero accesso a buona parte delle prove, perchè queste vennero soggette alla cosiddetta legge d’informazione classificata. "Ci sono documenti che non abbiamo nemmeno potuto vedere", riferisce Weinglass. Sappiamo comunque che non erano documenti del Governo. Perciò commenta che "questo è il primo caso nella storia degli USA nel quale il tribunale ha detto: anche se questo è un caso di spionaggio, signore e signori della giuria, non disponiamo di documenti specifici, nemmeno di una pagina che accusi di spionaggio. Non hanno dato nemmeno una pagina d’informazione classificata".

Ma "Miami è differente da qualsiasi altra città nordamericana. È l’unica ad avere una sua propria politica estera, ad essere stata investigata da un gruppo statunitense per violazione dei diritti umani e di lei si è detto che non è una città sicura e che niente vi può essere risolto rispetto a Cuba. Per esempio il caso dell’Oklahoma venne trasferito a Denver, a 200 miglia, per evitare pregiudizi da parte della giuria, mentre la nostra richiesta di trasferire il caso dei Cinque a 25 miglia scarse da Miami, a Fort Lauderdale, non venne accettata. Non si potè effettuare il trasferimento".

Quando la difesa ha presentato il suo appello nell’Undicesimo Circuito di Atlanta un gruppo di tre giudici, che ha impiegato 16 mesi a dare il verdetto, "ha emesso un giudizio di 93 pagine, il più esteso della storia nordamericana, nel quale si è detto unanimemente per la prima volta che il processo svoltosi a Miami era stato un errore e sono state annullate tutte le sentenze.

"Hanno spiegato che questo caso presentava la tormenta perfetta di pregiudizi contro Cuba e che pertanto occorreva porre rimedio alla situazione. Nell’ultima pagina della sentenza hanno scritto una cosa che io non avevo mai visto finora in una Corte d’Appello: una dichiarazione di questa alla comunità di Miami, chiedendole di comprendere che la prima cosa che dovevano fare i giudici federali era applicare i precetti costituzionali in maniera giusta e che doveva esserci una discolpa per questa cattiva applicazione dei procedimenti di un processo giusto".

"È stata una decisione senza precedenti", ha espresso Weinglass, ma il Governo nordamericano non vi si è conformato e, attraverso la Procura, ha chiesto la revisione del verdetto da parte di tutti i membri del Circuito, richiesta che è stata accolta e l’udienza orale si è svolta ad Atlanta il 14 febbraio scorso. "Stiamo aspettando la sentenza".

Non possiamo dimenticare (anche se ci sentiamo fiduciosi e sicuri rispetto a tutti gli argomenti presentati in quanto la verità è dalla nostra parte) che il processo ai Cinque ha avuto sin dall’inizio un carattere politico e la stessa richiesta di riconsiderazione del verdetto del 9 agosto lo conferma. Gli ostacoli non sono pochi. Per esempio negli ultimi 25 anni l’Undicesimo Circuito d’Atlanta non ha mai dato la vittoria a un avvocato della difesa.

"A ciò va aggiunto che il nostro sistema legale è stato influenzato dalle esigenze della politica estera nei confronti di Cuba".

Lei fa parte del collegio di difesa, ma rappresenta Antonio Guerrero. Ha avuto contatti di recente con il suo cliente?

"Mi mantengo in contatto telefonico con Tony. Sta bene, nonostante si trovi in una prigione di massima sicurezza che ha la reputazione di essere una delle peggiori degli USA. Quando sua madre lo va a visitare non le si permette mai di vederlo per tutto il tempo. Per una ragione o per l’altra gli accorciano sempre il tempo della visita".

Si stanno per compiere tre mesi dal dibattimento davanti al plenum della Corte d’Appello di Atlanta. Ci sono novità?

"Non sono arrivate notizie dal tribunale di Atlanta, ma i più recenti avvenimenti a livello nazionale dovrebbero essere favorevoli ai Cinque, mi riferisco alle manovre finalizzate a proteggere il terrorista Luis Posada Carriles negli Stati Uniti. Esistono inoltre altri due casi pendenti in Florida; quello di Santiago Álvarez Fernández- Magriñá e quello di Osvaldo Mitat, nei confronti dei quali verrà prossimamente iniziato un processo giudiziario e, per ultimo, l’arresto di Robert Ferro a Los Angeles, al quale sono state trovate numerose armi e che ha dichiarato di appartenere ad ‘Alpha 66’. Sono tutti terroristi confessi.

"Ciò costituisce un’ulteriore dimostrazione che Cuba è stata vittima di un’aggressione partita dagli USA e questa è stata la posizione fondamentale che abbiamo difeso nel nostro caso. Gli ultimi avvenimenti ci fanno sentire un poco più ottimisti rispetto alla decisione che potrebbe prendere la corte di Atlanta".

Lei fa parte da circa quattro anni del Collegio di Difesa dei Cinque antiterroristi cubani. Cosa le ha apportato questa possibilità?

"Ho appreso quanto sono stato fortunato a poter difendere questi Cinque giovani in qualità di avvocato statunitense. Ho potuto apprezzare personalmente il loro coraggio, valore, la forza dei loro principi e ciò per me ha costituito un privilegio. Posso affermare che, al pari mio, tutti gli avvocati del collegio provano quel che provo io".

Se il verdetto che stiamo aspettando da Atlanta fosse lo stesso prodotto dal gruppo dei 3 giudici il 9 agosto scorso, cosa succederebbe con i Cinque?

"Il caso tornerebbe al punto di partenza: la Florida e, a partire da lì, noi sosterremmo la loro liberazione e ricongiungimento con i familiari qui a Cuba".

Il caso dei Cinque nel Comitato dei Diritti Umani della ONU.

(PL) – Il caso dei Cinque cubani sequestrati illegalmente negli Stati Uniti con delle violazioni commesse durante il loro processo a Miami, è stato denunciato nelle Nazioni Unite dalla giudice Claudia H. Morcom, una professionista pensionata del Circuito della Contea Wayne, di Detroit, in Michigan, che ha parlato ai membri del Comitato dei Diritti Umani delle Nazioni Unite nella sede di New York, con l'auspicio dell'Associazione Internazionale degli Avvocati Democratici.

La Morcom, a nome dell'Istituto delle Libertà Civili Meikejohn, ha presentato un'attestazione a proposito del rispetto e del compimento degli Stati Uniti della Convenzione Internazionale dei Diritti Civili e Politici e con altri trattati vincolati alla Guerra contro il Terrorismo.

Nel suo intervento, la Morcom ha detto che il gruppo di lavoro sulle Detenzioni Arbitrarie della Commissione dei Diritti Umani aveva ricevuto le informazioni sugli arresti, la detenzione e le condanne inflitte ai Cinque cubani, da parte dei loro avvocati, dal governo cubano e dai familiari.

Questo organismo delle Nazioni Unite, ha detto, ha concluso che la detenzione di questi 5 cubani è arbitraria e viola l'Articolo 14 della Convenzione Internazionale dei Diritti Civili e Politici, della quale sono parte anche gli Stati Uniti.

La giudice ha spiegato chi sono questi prigionieri e di che cosa sono accusati ed ha segnalato che sono arrestati a Miami, in Florida, nel settembre del 1998 con 26 accuse di violazioni delle leggi federali degli Stati Uniti, 24 minori, dette "offese tecniche".

Nessuna delle accuse includeva azioni di violenza negli Stati Uniti, l’uso di armi o danni alle proprietà. I Cinque arrivarono negli Stati Uniti da Cuba dopo anni di azioni violente perpetrate nell’Isola da parte d’una rete di terroristi esiliati del regime di Fulgencio Batista, sempre tollerati e protetti dai successivi governi statunitensi.

Per 40 anni questi gruppi sono sempre stati vincolati a violente campagne contro il governo cubano ed il presidente Fidel Castro; sono coloro che hanno fatto esplodere con una bomba un aeroplano civile cubano nel 1976, che uccise 73 persone innocenti.

La giudice Morcom ha sottolineato che la violenza. l’omicidio, le minacce ed anche le bombe furono usate dai gruppi di Miami contro chiunque parlasse favorevolmente di Cuba e del suo presidente. Ha riferito i circa 600 tentativi di assassinio di Fidel Castro ed i voli illeciti eseguiti sul territorio cubano, con aerei provenienti da Miami.

La Morcon ha assicurato che la missione dei Cinque non era ottenere segreti militari degli Stati Uniti. " Stavano cercando di scoprire le attività terroristiche e mercenarie per impedire l’esecuzione di quelle minacce contro Cuba", ha precisato.

Per questo motivo l'arresto e il processo fatto a questi Cinque uomini per i loro tentativi eroici di fermare il terrore sono stati ingiusto ed hanno violato tutti i trattati dei diritti umani.

Inoltre la giudice ha smascherato la duplicità e l’ipocrisia della detta "guerra contro il terrorismo" degli Stati Uniti ed ha sottolineato la protezione che si concede a Miami a quei terroristi dichiarati come Orlando Bosch e Luis Posada Carriles, le cui attività erano note e perdonate dal governo di Washington.

Ha denunciato il terribile isolamento di 17 mesi inflitto ai Cinque dopo il loro arresto, il limitato accesso dei loro avvocati per preparare la difesa e il rifiuto di cambiare la sede, nonostante fosso noto che l'atmosfera di Miami impediva sicuramente un processo giusto ed una giuria imparziale.

La giudice Marcom ha detto ancora che la condanna dei Cinque è stata presentata dalla difesa nell'Undicesimo Circuito della Corte d’Appello di Atlanta nell’agosto scorso e che tre giudici del gruppo hanno confermato la convinzione che le sentenze inflitte ai Cinque non derivavano da un processo equo.

Quel processo era manipolato, ha detto la Morcon che ha citato le dichiarazioni di Leonard Weinglass, uno degli avvocati dei Cinque.

Weinglass a su avolta ha sostenuto che questo caso è uno dei pochi nella giurisprudenza degli Stati Uniti che include tanta ingiustizia, nel territorio dell’Unione e all’estero.

Giornata Mondiale per i Cinque dal 12 Settembre al 6 Ottobre.

Il Presidente dell'Assemblea Nazionale Ricardo Alarcón esortò a sviluppare dal 12 settembre al 6 ottobre prossimi una giornata mondiale per finire col silenzio sul caso dei Cinque, di denuncia contro il terrorismo ed in richiamo alla giustizia per le vittime delle sue criminali azioni.

“La lotta per la scarcerazione di cinque cubani carcerati ingiustamente negli Stati Uniti rappresenta una battaglia per la verità e contro il terrorismo”, precisò il presidente del Parlamento cubano, Ricardo Alarcón, nell'ultima giornata di Università 2006, davanti ad un auditorium composto per delegati di circa 70 paesi.

Questo giorno, 12 settembre, si compieranno 8 anni dall'ingiusta reclusione alla quale sono stati sottomessi questi lottatori contro il terrorismo. La giornata avrebbe inoltre altri due giorni chiave: il 21 settembre ed il 6 ottobre quando si realizzeranno 30 anni, in quell'ordine, dell'assassinio dell'ex cancelliere cileno Orlando Letelier e del criminale sabotaggio ad un aeroplano civile cubano di fronte alle coste delle Barbados che costò la vita a 73 persone innocenti.

Documenti appena resi noti dalle autorità nordamericane provano non solo la partecipazione in tanto mostruosi fatti di Orlando Bosch e Luis Posada Carriles, ma che il governo degli Stati Uniti lo sapeva e sta occultando e proteggendo quegli assassini, per tutto questo tempo.

Alarcón richiamò a denunciare durante questa gran mobilitazione mondiale la fallacia dell'attuale crociata antiterrorista dell'impero, a reclamare la sospensione dell'impunità che godono Posate Carriles, Orlando Bosch ed altri connotati criminali internazionali, ed ad esigere la libertà immediata dei Cinque cubani.

Osservò che la difesa dei Cinque, così come si conoscono gli imputati, costituisce innanzitutto una lotta contro il terrore, quella che si suppone è priorità massima nel mondo attuale, afflitto da guerre con questo fine apparente.

Ugualmente, aggregò, si tratta di un esempio difficilmente ripetuto di occultamento della verità e manipolazione dell'informazione circa il caso, soprattutto dentro gli Stati Uniti.

Questa lotta ha a che vedere con un diritto fondamentale: il diritto della gente a conoscere la verità, osservò. Alarcón precisò che bisogna ricordare che l’incarcerazione dei Cinque continua nonostante due prestigiosi organismi giuridici determinassero l'illegalità del processo contro i Cinque.

Il 27 maggio 2005 il Gruppo di Lavoro su Detenzioni Arbitrarie della Commissione di diritti umani delle Nazioni Unite dichiarò arbitraria la detenzione di Antonio Guerrero, Fernando González, Gerardo Hernández, Ramón Labañino e René González e sollecitò il Governo degli Stati Uniti ad adottare immediatamente le misure necessarie per risolvere questa situazione.

Il 9 agosto 2005 i tre magistrati ai quali la Corte di Appello dell’11° Circuito di Atlanta incaricò il caso dei Cinque, fecero pubblica la loro decisione determinando unanimemente di revocare le condanne ed ordinare un nuovo giudizio. La Corte riconobbe il diritto dei Cinque ad essere giudicati imparzialmente in un'atmosfera non ostile ed ad avere un giudizio giusto come lo contempla la Costituzione degli Stati Uniti.

Alarcón segnalò che entrambi i giudizi bastano affinché il gruppo sia liberato, ma il governo di Bush ignora tali raccomandazioni, soprattutto perché è riuscito a mantenere l'opinione pubblica disinformata.

AD ATLANTA
Aprite il passo alla giustizia!.

Atlanta ieri, 14 febbraio, è stata al centro degli sguardi di tutti coloro che nel mondo lottano per la causa dei Cinque Patrioti cubani sequestrati nelle prigioni degli USA, per aver combattuto contro il terrorismo. Lì è avvenuta l’udienza orale nella quale il pubblico ministero e la difesa hanno apportato i loro argomenti di fronte al plenum di giudici dell’11º Circuito della Corte d’Appello dopo la richiesta non abituale di riconsiderazione, da parte del governo degli Stati Uniti, della precisa sentenza emessa nell’agosto scorso da tre giudici di questo stesso tribunale, che ordinava un nuovo processo in una sede differente da Miami.

In poco più di un’ora - la durata di tutta la sessione - la Difesa ha riferito ancora una volta le manipolazioni di questo caso e l’impossibilità di svolgere un processo giusto a Miami. Il pubblico ministero ha espresso pochi argomenti e non ha nemmeno usato tutto il tempo che aveva a disposizione.

Adesso si dovrà attendere la decisione del Plenum perchè non esiste un termine legale.

“Io spero qualcosa di buono con questa decisione, perchè è la sola cosa giusta che può fare la Corte”, ha detto l’avvocato Richard Klugh, per telefono, in contatto con la quotidiana Tavola Rotonda Informativa della TV e la radio di Cuba.

Da Atlanta, Roberto González, avvocato e fratello di René, ha definito a sua volta positiva la sessione che si è svolta con la presenza di 12 dei 13 giudici previsti. Egli ha detto anche che i giudici sono stati abbastanza attivi, hanno fatto diverse domande e che la difesa ha risposto molto bene.

“Abbiamo superato bene l’esame e, in un bilancio generale, abbiamo fatto una figura sicuramente migliore di quella del governo”.

Roberto González ha sottolineato le difficoltà del pubblico ministero per rispondere alle domande dei magistrati, soprattutto a proposito di quelle relative alla sede del processo.

Intervenendo nella Tribuna, i giornalisti Arleen Rodríguez, Reinaldo Taladrid e Lázaro Barredo, direttore di Granma, con il dottor Rodolfo Dávalos, professore titolare della facoltà di diritto dell’Università dell’Avana, hanno segnalato favorevole la presenza nel plenum di due dei tre giudici che nell’agosto del 2005 emisero la sentenza di 93 pagine che dimostra l’esistenza a Miami di una vera e violenta tormenta attorno al processo dei Cinque Patrioti cubani che ha impedito la realizzazione in questa città di un processo giusto e imparziale.

È stato posto in evidenza l’impatto dei due Amicus presentati da prestigiose organizzazioni giuridiche degli Stati Uniti, interessate a che si faccia giustizia e che siano rispettati un giusto processo e i diritti costituzionali di Fernando, Ramón, Gerardo, Antonio e René.

All’importante appuntamento hanno partecipato avvocati e note personalità di diverse parti del mondo, oltre ai membri del comitato di solidarietà Free the Five, degli USA. È stato obbligatorio concedere più spazio nella sala per il numeroso pubblico accorso per assistere all’udienza.

La destra reazionaria di Miami continua a fare l’impossibile per nascondere la verità e per rallentare la giustizia nel caso di questi Cinque Combattenti anti terroristi e per impedire che il processo si svolga al di fuori della città. Sembra un paradosso, ma chi fa più pressione per questo vuole che invece i noti terroristi Santiago Álvarez e Osvaldo Mitat vengano processati proprio a Miami, il covo della controrivoluzione e del terrorismo nella Florida.

Questo è il grado di spudoratezza con cui attua la procura a Miami, è stato affermato.

La scrittrice e giornalista argentina Stella Calloni, ha partecipato alla Tavola Rotonda e ha sottolineato il coraggio dei Cinque Patrioti: “Nell’affrontare il terrorismo proprio nella stessa bocca del lupo, in questa Miami così vincolata all’Operazione Condor. Loro sono la nostra causa, non solo la causa di Cuba, ma la causa di tutti! La gente comprende sempre più perchè è così importante che questi uomini siano liberati e ritornino dalle loro famiglie e nella loro Patria”!

Un Premio Nobel della Letteratura e
110 membri del Parlamento britannico hanno chiesto la liberazione dei Cinque.

Il Premio Nobel della Letteratura, Harold Pinter, assieme a 110 membri del Parlamento Britannico e a 15 Segretari Generali dei principali sindacati del Regno Unito, sono alcune delle migliaia di firme britanniche che appaiono in una lettera aperta inviata questo mercoledì dalla Campagna Britannica di Solidarietà con Cuba al Procuratore Generale degli Stati Uniti. Nel documento si chiede l’immediata liberazione dei Cinque cubani tenuti prigionieri in quel paese per aver lottato contro il terrorismo.

La lettera aperta è stata messa in circolazione dalla Campagna Britannica di Solidarietà con Cuba (CSC), in vista della nuova udienza del 13 febbraio e allo scopo di pubblicizzare nel Regno Unito e a livello internazionale la causa dei Cinque.

I 110 membri del Parlamento Britannico hanno incluso i loro nomi nella lettera dopo una riunione svoltasi a dicembre nella Camera dei Comuni con Olga Salanueva, moglie di René Gonzalez, durante una sua visita assieme alla figlia Ivette nel paese europeo, organizzata dalla Campagna di Solidarietà con Cuba.

La delegazione si è riunita nel Parlamento Nazionale del Regno Unito con il Gruppo Parlamentare Multipartitico su Cuba (All Party Parliamentary Group on Cuba), dove ha spiegato ai membri del Parlamento come alla Salanueva ed alla sua piccola figlia Ivette, di sette anni, venga impedito da cinque anni di far visita a René, data la posizione delle autorità USA di non concedere il visto corrispondente.

La lettera aperta, che condanna anche il trattamento riservato alle famiglie dei prigionieri, è stata firmata in Gran Bretagna da più di 10.000 persone.

Solo una settimana fa Amnesty International si è sommata alla richiesta internazionale di un nuovo processo ai prigionieri. In una lettera al Dipartimento di Stato USA, l’organizzazione internazionale per la difesa dei Diritti Umani ha segnalato "urgenti preoccupazioni" e "seri dubbi" nei confronti della giustizia delle sentenze.

Quando è stata informata sul numero di membri del Parlamento e di persone che hanno firmato la lettera, Olga Salanueva ha ringraziato per l’appoggio che la Campagna Britannica di Solidarietà con Cuba e i cittadini britannici solidali con la causa hanno offerto. Parlando da Cuba, ha detto: "In questi cinque anni di pene e sofferenze, noi familiari dei Cinque cubani abbiamo percepito di non essere soli perchè possiamo contare sul sostegno e la solidarietà di gente onesta come voi. Il fatto che anche Harold Pinter abbia firmato la Lettera insieme a più di 100 membri del Parlamento, è davvero una dimostrazione per le nostre famiglie che la solidarietà che ho sentito quando sono stata in Gran Bretagna nel dicembre del 2005 è una forza reale. Sono sicura che atti di sostegno come questo, provenienti da amici di tutti gli angoli del mondo, ci aiuteranno a far tornare a casa i nostri cari".

Il direttore della campagna di solidarietà con Cuba, Rob Miller, ha segnalato: "La Campagna di Solidarietà con Cuba ha scritto inizialmente sul caso ai membri del Parlamento alla fine di dicembre. Il fatto che più di 100 parlamentari abbiano firmato la lettera aperta in così poco tempo è una dimostrazione chiara e schiacciante del profondo sentimento di ingiustizia provato in Gran Bretagna rispetto a questo caso".

Per altri informazioni contattare Natasha Hickman al telefono: +44 20 7263 6452 o via email: campaigns@cuba-solidarity.org.uk

Testo della lettera aperta

Sig. Alberto Gonzáles

Procuratore Generale degli Stati Uniti d’America,

Stando alle informazioni fornite dalla Stampa Internazionale il 9 agosto 2005, la Corte d’Appello dell’11º Circuito d’Atlanta ha dichiarato nulle e non valide le sentenze applicate a Miami che hanno condannato Gerardo Hernández Nordelo, René González Sehwerert, Ramón Labañino Salazar, Antonio Guerrero Rodríguez e Fernando González Llort per essersi infiltrati in gruppi estremisti cubanoamericani nel Sud della Florida allo scopo di ottenere informazioni sulle attività terroristiche contro Cuba. Queste sentenze penali erano state precedentemente dichiarate illegali dal Gruppo di Lavoro sulle Detenzioni Arbitrarie della Commissione dei Diritti Umani nelle Nazioni Unite.

Durante gli ultimi sette anni, questi cinque giovani sono stati tenuti incarcerati in prigioni di massima sicurezza; sono rimasti rinchiusi per lunghi periodi di tempo in celle d’isolamento e a due di loro è stato negato il diritto di ricevere le visite di familiari.

Adesso, tenendo conto della non validità delle sentenze, nulla giustifica la continuazione della loro carcerazione. Non si può permettere che continui questa situazione arbitraria, estremamente dolorosa per loro e i loro parenti. Noi firmatari esigiamo la loro immediata liberazione.

La lista dei firmatari della Lettera Aperta si può trovare in:

www.cuba-solidarity.org.uk or by emailing campaigns@cuba-solidarity.org.uk

Per il testo completo della lettera pubblicata da Amnesty International si rivolga a http://www.cuba-solidarity.org.uk/news.asp?ItemID=667

Altre informazioni sulla Campagna di Solidarietà con Cuba si possono ottenere in

www.cuba-solidarity.org.uk

La lotta per i Cinque nel Forum Sociale Mondiale.

CARACAS. – Centinaia di delegati al VI Forum Sociale Mondiale (FSM), che si sta svolgendo in questa città, hanno espresso oggi la loro volontà di lottare assieme ai cubani per ottenere la liberazione dei Cinque Eroi prigionieri negli Stati Uniti.

I partecipanti ad un emozionante incontro organizzato dal Coordinamento Giovanile d’Amicizia e Solidarietà Cuba-Venezuela hanno appreso qualcosa di più sulla vita di questi valorosi compagni. Assieme a loro c’erano familiari dei Cinque e delle vittime del terrorismo contro Cuba, che stanno partecipando all’evento internazionale.

Le quasi 400 poltrone dell’auditorium del Ministero dell’Energia e delle Miniere erano insufficienti per il pubblico riunito. Decine di persone si sono sedute sul pavimento, mentre in una sala attigua veniva trasmesso l’atto su uno schermo gigante.

Messaggi di solidarietà con i Cinque sono stati letti, tra gli altri, da rappresentanti del Movimento dei Senza Terra (MST) del Brasile, del Comitato di Salute di Santa Rosalia e della missione Barrio Adentro sportiva.

Altri momenti emozionanti sono stati vissuti quando Eda Marina Boberezco, a nome del Movimento di Solidarietà Cuba-Venezuela, ha consegnato a Gloria la Riva, coordinatrice del Comitato di Solidarietà con i Cinque negli Stati Uniti, una donazione per la causa dei valorosi combattenti contro il terrorismo.

È stato mostrato ai partecipanti anche il documentario Cinque uomini, una storia e una lettera scritta al popolo del Venezuela da René González, uno dei Cinque eroi cubani.

Lavorare perchè tutti conoscano la terribile ingiustizia contro i 5 Eroi.

Promettiamo ai Cinque Eroi Cubani che nel 2006 non smetteremo nemmeno un istante di lavorare e lottare per far sì che tutti conoscano la terribile ingiustizia che li mantiene reclusi nelle prigioni dell’impero, ha precisato Ricardo Alarcón, presidente del Parlamento di Cuba concludendo la cerimonia politico-culturale per il 40º Anniversario dell’ICAP, che si è svolta nella stessa istituzione.

Lo dico perchè i Cinque oggi incarnano lo spirito della ribellione, della resistenza di tutte le generazioni cubane e perchè questo è il modo migliore di onorare e risaltare il lavoro che per tanti anni hanno svolto donne e uomini nel campo della solidarietà internazionale, come espressione di tutto un popolo.

Le attività dell’ICAP sono quelle di una popolazione solidale che ha accolto tanti nella propria casa e che ha saputo portare messaggi di fraternità, amicizia e solidarietà in ogni angolo del mondo.

Sergio Corrieri, presidente dell’ ICAP, ha sintetizzato i fini per cui è stato creato l’ICAP, cioè "fare amici", precisando che ogni tappa della Rivoluzione ha incontrato la risposta di questa istituzione che si è rafforzata ed è cresciuta. Erano presenti alla cerimonia diversi familiari dei Cinque Eroi cubani.

Presentato il documentario "Ivette". Silvio Rodríguez ha realizzato una commovente versione di "Imagine", di John Lennon.

L’Avana, 16 nov. (PL) – È davvero commovente la versione strumentale della canzone "Imagine" del Beatle John Lennon ucciso da un assassino, realizzata dal Trovador Silvio Rodríguez per il documentario Ivette, presentato in prima mondiale.

Rompendo con la sua decisione di non interpretare mai brani di altri autori, il più grande dei musicisti cubani della nostra epoca si è appropriato magistralmente di questa canzone carica di umanità di Lennon e l’ha dedicata a uno dei Cinque Cubani reclusi in una prigione degli USA.

Ivette è il nome d’una bambina di sette anni che non può vedere suo padre, René González, condannato a una lunghissima e ingiusta pena assieme ad altri quattro cubani prigionieri politici dell’impero.

Sei minuti di durata con la direzione della regista cubana Lourdes de los Santos, il documentario conta sull’eccellente fotografia di Ivan Nápoles, noto per i l suo lavoro con il regista Santiago Álvarez.

Il filmato si concentra in tre aspetti molto patetici: la lotta della madre perchè la figlia non dimentichi il padre recluso e lontano che non conosce, la quotidianità di Ivette nell’Isola e, come colonna musicale, la versione di Silvio del celebre tema.

La regista, con una grande capacità di sintesi e un’intensità vista poche volte, è riuscita in pochi minuti a prendere gli spettatori con una storia molto ben narrata.

René González, Gerardo Hernández, Fernando González, Ramón Labañino e Antonio Guerrero sono i Cinque cubani condannati tra i 15 anni di reclusione e doppio ergastolo, perchè s’erano infiltrati nei gruppi terroristi di Miami per impedire l’organizzazione di atti di terrorismo contro Cuba.

Olga Salanueva, moglie di René, durante la presentazione del filmato ha letto una lettera del marito che ha ringraziato per la dimostrazione di solidarietà di questi artisti.

Ricardo Alarcón, presidente del parlamento cubano, ha definito il messaggio "pieno d’amore come amorosa e stata la traiettoria di René González e dei suoi compagni!"

La Corte d’Appello riesaminerà la decisione sui Cinque.

La Corte d’Appello dell’11º Circuito di Atlanta ha accettato di valutare l’appello della Procura di Miami riguardante la sospensione delle condanne ai Cinque cubani incarcerati ingiustamente negli USA per aver lottato contro il terrorismo.

"Devo ammettere che sono deluso per il ritiro della prima sentenza. Dovremo rivolgerci alla Corte in seduta plenaria, ma si tratta di una lunga battaglia", ha commentato Paul McKenna, uno degli avvocati dei cubani, che comunque non ha ritenuto la decisione un passo indietro, ha reso noto AP.

Questa istituzione giudiziaria ha deciso a maggioranza che i suoi 12 magistrati in attivo riesaminino il caso in seduta plenaria, ha reso noto martedì il sito digitale antiterroristas.cu

Il 9 agosto scorso tre giudici dello stesso Circuito avevano deciso all’unanimità che il processo celebrato contro Gerardo Hernández, Fernando González, Antonio Guerrero, Ramón Labañino e René González registrò irregolarità processuali da parte della Procura.

I Cinque, come sono conosciuti nelle campagne internazionali per la loro liberazione, vennero arrestati nel 1998 a Miami mentre stavano raccogliendo informazioni sui gruppi responsabili di azioni terroristiche contro Cuba e condannati a dure pene detentive.

I tre magistrati di Atlanta avevano considerato che la capitale dello stato della Florida, dove è stato celebrato il processo, sia da considerarsi un ambiente ostile e prevenuto nei confronti degli imputati e avevano ordinato la realizzazione di un nuovo processo.

La sentenza emessa nell’agosto scorso da tre giudici si basava sulla pubblicità negativa diffusa intenzionalmente prima e durante il processo contro gli accusati e sulla parzialità della giuria, sottoposta alla pressione della stampa.

La nuova azione della Procura ha il proposito di prolungare la situazione illegale di sequestro sofferta dai detenuti, che continuano ad essere rinchiusi in carceri di massima sicurezza con pochissime opportunità di contattare gli avvocati che li rappresentano.

Denunciando questa situazione, migliaia di intellettuali e personalità sociali e politiche di tutto il mondo hanno firmato una lettera indirizzata al Procuratore Generale USA, nella quale esigono la liberazione immediata dei Cinque.

Definiscono ingiusto, ingiustificabile e inconcepibile il sequestro.

· Sono saliti a 3.900 gli intellettuali e le personalità pubbliche del mondo che chiedono la libertà per Gerardo, René, Ramón, Antonio e Fernando.

“Ingiusto, ingiustificabile, inconcepibile”. Così 3.900 intellettuali e personalità pubbliche del mondo giudicano il sequestro al quale continuano ad essere sottoposti i Cinque combattenti cubani contro il terrorismo nelle carceri nordamericane, dopo che il 9 agosto scorso un tribunale dell’Undicesimo Circuito d’Appello di Atlanta ha annullato la sentenza di condanna del processo prefabbricato di Miami.

Inizialmente siglata da 650 artisti, scrittori, accademici e attivisti politici e sociali il 30 agosto scorso, la Lettera Aperta diretta al Procuratore Generale degli Stati Uniti, che sollecita la liberazione immediata dei prigionieri cubani, ha ricevuto un sostegno sempre maggiore con il passare dei giorni.

Tra le adesioni più recenti alla missiva figura quella di uno dei più famosi scrittori argentini, David Viñas, autore dei romanzi Hombres de a caballo (Premio Casa de las Américas, 1967), Prontuario e Jauría, nonchè dell’imprescindibile saggio Indios, ejército y frontera. Viñas ha sofferto le conseguenze del terrorismo scatenato con l’Operazione Condor, nella quale furono implicati gli Stati Uniti e le dittature sudamericane, uniti in una transnazionale del crimine. I suoi figli Maria Adelaida e Lorenzo Ismael “scomparvero” negli anni Settanta.

Dalla Spagna si sono uniti alla richiesta di libertà per i Cinque il cantautore Luis Eduardo Aute, dal riconosciuto prestigio per la sua opera musicale e poetica e José Luis Sampedro, uno dei più lucidi intellettuali di questo paese, autore di opere demistificanti del capitalismo attuale come el mercado y la globalización (2002) e delle magistrali narrazioni corte di Mar al fondo (1996). Hanno siglato la Lettera anche l’ispanista francese Paul Estrade, al quale si devono studi approfonditi su Martí e Carpentier, nonchè l’importante politologo nordamericano Michael Parenti, conosciuto per i suoi saggi La trappola del terrorismo, Democrazia per pochi, Uccidere una nazione e Contro l’impero.

A Parigi hanno aderito al documento le icone della scena musicale alternativa francesa ‘Sergente Garcia’, i cui dischi Senza frontiere ed Il seme nascosto hanno segnato nell’ultimo lustro i nuovi percorsi del meticciato culturale.