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Ministero
degli Affari Esteri Repubblica di Cuba |
“Cuba e la sua difesa di tutti i Diritti Umani per tutti“
• Breve riassunto di 200 anni di aggressioni
e d’ostilità degli Stati Uniti contro la nazione cubana.
•L’aumento dell’ostilità anticubana durante l’Amministrazione
di George W. Bush. La minaccia di una nuova aggressione militare.
• La manipolazione dagli Stati Uniti dei lavori della Commissione dei
Diritti Umani con lo scopo di creare un nuovo pretesto per mantenere la loro
politica anticubana.
Marzo 2004
“Anno del 45º Anniversario del Trionfo della Rivoluzione”
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INTRODUZIONE
Il presente documento offre l’opportunità di conoscere i punti di vista del Governo della Repubblica di Cuba sull’esercizio anticubano che il governo degli Stati Uniti d’America, applicando enormi pressioni, ogni anno impone alla Commissione dei Diritti Umani.
Questa relazione è un complemento di quella che è stata distribuita come documento ufficiale del 59º periodo di sessioni della CDH, con la sigla E/CN. 4/2003/G/37, che è servita per sottoporre all’attenzione di quest’organo le considerazioni del Governo cubano riferite alla risoluzione 220/18, anch’essa promossa dagli Stati Uniti nell’ambito del 58º periodo delle sessioni della Commissione.
Cuba non riconosce, né riconoscerà mai, il mandato illegittimo del cosiddetto Rappresentante Personale dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, concepito ed istituzionalizzato dagli Stati Uniti, per mandare avanti le sue campagne di falsità e di manipolazioni propagandistiche contro il popolo cubano.
Per l’adozione delle sue risoluzioni contro Cuba, la superpotenza ha fatto ricorso per anni alla più brutale coercizione contro i membri della Commissione, utilizzando anche il ricatto bilaterale nelle sue relazioni politiche, commerciali, finanziarie e persino migratorie.
Per poter manipolare a suo piacimento la Commissione, gli Stati Uniti si sono avvalsi dell’aiuto complice e attivo di altri paesi industrializzati, in particolare dei loro alleati più prossimi dentro “la coalizione dei disposti” –ansiosi di ricevere le briciole della nuova ripartizione delle risorse che su scala planetaria stabiliscono i circuiti imperialistici statunitensi– che si sono subordinati, accompagnandoli, ai disegni della politica di ostilità di Washington contro il popolo cubano.
E che dire di quei pochi governi lacchè dell’Impero nel suo “retrobottega”, che alle spalle della volontà dei loro popoli e ignorando il più elementare principio di giustizia, verità e morale, eseguono l’indegno incarico di Washington: assumere pubblicamente la presunta paternità di un testo redatto e successivamente emendato a Washington e a Miami! Non esistono aggettivi per qualificare tanta ignominia, sfacciataggine e genuflessione.
Le autorità di quei paesi –contestate dai loro popoli per le strade e nelle piazze– vogliono, in cambio del loro “servizio anticubano”, ricevere l’aiuto “salvatore” del Governo statunitense per sostenere così il loro mal governo, che causa la sofferenza e la povertà dei loro popoli, la fame e l’umiliazione dei cittadini.
Cuba come qualsiasi altro membro responsabile della comunità internazionale, non può diventare complice delle intenzioni così abiette di manipolare la cooperazione internazionale in materia di diritti umani. Pertanto, Cuba non ha la minima intenzione di facilitare, né tanto meno di contribuire alla realizzazione del progetto di dominazione egemonica imperialista che porta avanti l’attuale amministrazione statunitense, soprattutto quando per fare ciò sarebbe necessario sacrificare l’esercizio del diritto alla libera determinazione del popolo cubano.
La nazione cubana affronta nell’attuale congiuntura una delle più pericolose e reali minacce alla sua indipendenza ed esistenza sovrana, con l’inasprimento della politica di ostilità, delle aggressioni e del blocco che il Governo degli Stati Uniti porta avanti.
Lo stesso diritto alla vita di milioni di cubani e di cubane, affronta sfide paragonabili solo a quelle vissute durante l’assassina politica di sterminio e di concentramento, imposta dalle autorità colonialiste spagnole alla fine del XIXº secolo, a quelle dell’invasione mercenaria di Playa Girón (Baia dei Porci) nel 1961, o a quelle dei giorni del blocco navale statunitense e della minaccia di sterminio nucleare durante la crisi dei missili di ottobre del 1962.
La proiezione e l’applicazione di una politica estera imperialista, nettamente fascista, da parte dell’unica superpotenza mondiale, coincide con un insolito incremento negli Stati Uniti dell’accesso ai meccanismi decisionali da parte della mafia terroristica cubanoamericana e dell’estrema destra nordamericana, storicamente impegnate con l’annessione di Cuba al gigante del Nord.
Decisioni, azioni e dichiarazioni recenti di importanti personaggi dell’Amministrazione Bush permettono di tracciare un chiaro modello delle crescenti e sempre più frequenti minacce e provocazioni contro il popolo cubano. L’eventualità di un’aggressione militare contro il paese, è oggi una possibilità molto prossima e reale. Nei capitoli che compongono il rapporto, si dà un’ampia informazione al riguardo.
Grazie alla presentazione di un’abbondante informazione, si espongono i messaggi dell’intensa e falsa campagna di propaganda anticubana, scatenatasi dopo la giusta decisione delle autorità cubane di castigare severamente un gruppo di mercenari reclutati e pagati dal Governo degli Stati Uniti per distruggere l’ordine costituzionale che sovranamente ha scelto il popolo cubano, e per applicare le disposizioni annessioniste della legge Helms-Burton.
Il documento, elenca in modo esaustivo l’applicazione ed il rispetto dei diritti umani a Cuba, tanto sul piano economico, sociale e culturale, quanto su quello civile e politico, smascherando così le menzogne sul nostro paese, che le grandi multinazionali che monopolizzano la circolazione dell’informazione nel mondo, diffondono.
Nel documento si svelano le numerose e continue azioni terroristiche contro Cuba, portate avanti dai gruppi che agiscono impunemente dal territorio degli Stati Uniti, e che non poche volte hanno contato sull’addestramento, l’aiuto ed il finanziamento del Governo di quel paese. Si denuncia la detenzione arbitraria, l’ingiusto e crudele trattamento che ricevono negli Stati Uniti i cinque giovani cubani lottatori antiterroristi e difensori dei diritti umani del loro popolo, esigendosi che sia fatta giustizia.
Si dimostra inoltre, che il confronto e la manipolazione imposta contro il popolo cubano nei lavori della Commissione dei Diritti Umani da parte degli Stati Uniti, ha avuto e continuerà ad avere una risposta di principi da parte del Governo cubano: il rifiuto e la condanna della selettività, uniti alla più vasta cooperazione con tutti i meccanismi universali e non discriminatori nell’ambito delle Nazioni Unite.
Non esiste nel pianeta un governo che con motivazioni o ragioni legittime possa imporre la l’isolamento e la condanna di Cuba nei lavori della Commissione dei Diritti Umani. Pochi governi sono riusciti a fare così tanto a favore dei diritti umani dei loro popoli, come quello cubano negli ultimi 45 anni. Per questo è stata fatta la Rivoluzione Cubana. Tutte le persone oneste di questo mondo lo sanno perfettamente.
Sono tanti i popoli beneficiati dal disinteressato e costante impegno dei cubani per la conquista di tutti i diritti umani, per tutti e in tutto il mondo. In Africa, è stato versato il sangue di centinaia di cubani, che sono morti lottando insieme ai loro fratelli africani contro il colonialismo e l’apartheid. 14 732 medici e tecnici cubani delle sanità e altrettanti maestri cubani, allenatori sportivi e altri specialista fino alla cifra complessiva di 17 783 hanno raggiunto i più lontani villaggi, montagne e luoghi sperduti dell’America Latina e dei Caraibi, dell’Africa e dell’Asia, per condividere con quei popoli i progressi ottenuti da Cuba nell’ambito della sanità, l’educazione e la cultura, malgrado le modeste risorse di cui dispone il paese.
Cuba sa che il Governo degli Stati Uniti continuerà a ricorrere alla menzogna e alle pressioni per mantenere la sua azione anticubana nella Commissione dei Diritti Umani; non può prescindere da questa infame macchinazione, ha bisogno di un pretesto per inasprire la sua politica di ostilità e il blocco contro il processo sociale liberamente intrapreso dal popolo cubano e per distruggere il valore dell’esempio che impone la sua resistenza e la sua volontà di sovranità e d’indipendenza.
Il popolo cubano riafferma la decisone di continuare a lottare per la verità fino alla vittoria e reclama la solidarietà ed il sostegno di tutte le persone, popoli e governi del mondo che considerino la dignità e l’amore per la giustizia, le virtù e l’etica, principi da difendere a qualsiasi costo.
PARTE I: LA STORICA OSTILITÀ DELLE FORZE IMPERIALISTE DEGLI STATI UNITI CONTRO LA NAZIONE CUBANA.
CAPITOLO I: LA LOTTA DEL POPOLO CUBANO PER IL SUO DIRITTO ALLA LIBERA DETERMINAZIONE; OSTACOLI POSTI ALLA SUA REALIZZAZIONE DALLA STORICA VOLONTÀ DI DOMINAZIONE DEI CIRCUITI DI POTERE NEGLI STATI UNITI D’AMERICA.
Il pericolo più importante che i cubani affrontano per usufruire dei loro diritti umani, è nelle appetenze profondamente radicate nei circuiti di potere delle distinte potenze nella storia, che hanno voluto occupare e dominare il territorio cubano. Questo si è verificato soprattutto durante gli ultimi 200 anni da parte degli Stati Uniti d’America.
Il popolo cubano è stato costretto, come pochi al mondo, a difendere il suo diritto alla libera determinazione, alla libertà e alla sua stessa esistenza come nazione, investendo enormi risorse materiali e umane, e persino la vita di centinaia di migliaia dei suoi migliori figli.
Le forze colonialiste spagnole, prima, e più tardi ed ancora oggi i circuiti imperialisti dominanti negli Stati Uniti d’America hanno fatto ricorso anche al genocidio allo scopo di abbattere la determinazione del popolo cubano riguardo alla scelta sovrana del proprio futuro.
Allo sterminio di più di 200 mila cubani alla fine del XIXº secolo, come conseguenza della politica di concentramento forzato della popolazione imposta dal Capitano Generale spagnolo Valeriano Weyler, si sono aggiunti nel XXº secolo, altre decine di migliaia di morti causati dalle aggressioni nordamericane e dai loro mercenari o dalle pratiche criminali delle dittature che imponeva e proteggeva la potenza neocolonialista nella prima metà del secolo.
L’ostilità e l’aggressività dei Governi degli Stati Uniti contro il popolo cubano e contro la sua decisione di essere sovrano, rappresentate nell’ingiusto esercizio anticubano promosso nell’ambito della Commissione dei Diritti Umani, non sono cominciate con il trionfo della Rivoluzione cubana in gennaio del 1959, né con la proclamazione del suo carattere socialista nel 1961. Sono sempre state una costante, sin dagli albori della nazione cubana.
Già nel 1767, un decennio prima che le Tredici Colonie inglesi dichiarassero la loro indipendenza, Beniamino Franklin, uno dei suoi padri fondatori, aveva giustificato la necessità di colonizzare la valle dl Mississipi: “…per essere usata contro Cuba o contro lo stesso Messico (…)” .
Il secondo presidente degli Stati Uniti d’America, John Adams , nel 1783, parlò della necessità di appropriarsi dell’Isola, spiegando l’essenza del pensiero geopolitico di dominazione su Cuba, che ha prevalso nei circuiti di potere di quel paese.
L’ambizione statunitense di annettere Cuba ai suoi domini venne espressa pubblicamente anche da Thomas Jefferson, Presidente degli Stati Uniti e che nel 1823 disse: “confesso (…) che Cuba sarebbe l’annessione al nostro sistema di Stati più interessante che si potrebbe fare. Il dominio che, insieme al promontorio della Florida, quest’isola ci darebbe sul golfo del Messico, sugli Stati e sull’istmo che lo circonda, e sui fiumi che lì sboccano, colmerebbe pienamente il livello del nostro benessere politico” .
Nei primi decenni del XIXº secolo, mentre nella maggior parte delle repubbliche latinoamericane si svolgevano le lotte d’indipendenza e si proclamava la medesima, Cuba continuava sottomessa al potere colonialista spagnolo come risultato dell’incidenza di vari fattori, tra cui l’aperta opposizione degli Stati Uniti all’indipendenza di Cuba, con la loro dichiarata volontà di annetterla al suo territorio.
Il 28 aprile del 1823, John Quincy Adams, allora Segretario dello Stato dell’Unione Nordamericana, spiegò nelle istruzioni inviate al Ministro degli Stati Uniti in Spagna, la politica che il suo paese avrebbe applicato nei confronti di Cuba durante tutto il XIXº secolo, politica che sarebbe poi riconosciuta come quella della “Frutta Matura”. Qui di seguito si riporta un pezzo del testo di riferimento:
“Ci sono leggi di gravitazione politica e leggi di gravitazione fisica, e così come un frutto separato dal suo albero per la forza del vento non può, anche se lo vuole, evitare di cadere per terra, così Cuba, una volta separata dalla Spagna e rotta l’artificiale connessione che a essa la lega, è incapace di sostenersi da sola e deve gravitare necessariamente verso l’Unione Nordamericana” .
La politica della “Frutta Matura” segnò profondamente il pensiero politico occidentale a scapito della libera determinazione del popolo cubano, percepito allora e ancora oggi da alcuni, come un popolo che deve sottomettersi alle sorti di un chiaro “fatalismo geografico”.
Dopo il fallimento di vari tentativi di acquisizione, gli Stati Uniti istigarono ed appoggiarono diverse operazioni annessioniste a Cuba. I successivi insuccessi delle stesse non scoraggiarono però la continuità dei piani nordamericani per dominare l’Isola.
Il 10 ottobre del 1868 cominciarono le gesta emancipatrici della nazione cubana. Le amministrazioni nordamericane, che governarono durante la Guerra dei Dieci Anni, ostacolarono con tutti i mezzi disponibili il lavoro di propaganda, di raccolta di fondi, di acquisto di equipaggiamenti e d’invio di spedizioni da parte dei rappresentanti della repubblica di Cuba in Armi nel loro territorio, mentre offrivano alla Spagna qualunque tipo di facilitazione per combattere i nostri patrioti.
Il 24 febbraio del 1895 comincerebbe la nuova fase della guerra indipendentista, questa volta convocata dall’Eroe Nazionale di Cuba, José Martí, e dal Partito Rivoluzionario Cubano –concepito come partito unico della Rivoluzione cubana. L’imminente indipendenza di Cuba dopo l’evidente fallimento economico-militare del potere colonialista spagnolo nell’Isola, fu impedita dall’intervento e dall’occupazione militare nordamericana.
Il Governo e il Congresso degli Stati Uniti, con l’Isola occupata, imposero un’appendice alla prima Costituzione della Repubblica di Cuba per garantire il loro diritto d’intervento: il tristemente celebre Emendamento Platt.
Il regime imposto su Cuba permise agli Stati Uniti il controllo politico, economico e militare del paese, caratterizzato dalla proliferazione della corruzione, della violenza, della povertà, dell’abbandono e del disprezzo verso le più elementari formalità della legalità repubblicana, che raggiunse il suo apice con la criminale dittatura di Fulgecio Batista, dal 1952 al 1958.
La Repubblica tutelata e contraffatta, imposta al popolo cubano dagli Stati Uniti con l’Emendamento Platt, oltre a garantire il diritto d’intervenire, assicurò alla Potenza imperialista altri diritti speciali: un oneroso regime di preferenze commerciali e il diritto a costruire basi navali e di rifornimento di carbone nel territorio cubano.
In questa fase venne stabilita la Base Navale degli Stati Uniti a Guantánamo, in una delle migliori baie dell’oriente del paese, territorio che continua ad essere illegalmente occupato dal Governo nordamericano, violando il Diritto Internazionale e la manifesta volontà del popolo cubano. Per aggravare l’offesa del popolo cubano, l’attuale Governo degli Stati Uniti d’America ha creato entro il perimetro della base militare un vero e proprio buco nero morale e giuridico in nome della sua cosiddetta lotta antiterrorista.
Il trionfo della Rivoluzione cubana del 1º gennaio del 1959, ha significato per il popolo cubano la conquista, per la prima volta nella sua lunga storia di lotte, della vera indipendenza e sovranità. I costi che ha dovuto pagare non sono stati pochi: un bilancio di circa 20 000 morti nell’ultima tappa della lotta, caduti nel combattimento eroico e frontale contro le forze di una dittatura militare, armata e guidata dal Governo degli Stati Uniti, o vittime delle torture e degli assassini politici perpetrati dal regime.
Dopo il trionfo rivoluzionario, gli Stati Uniti accolsero nel loro territorio, garantendo completa impunità, i responsabili delle più gravi e terribili violazioni dei diritti umani del popolo cubano. Centinaia di noti torturatori e assassini, ladri dell’erario pubblico, e tutta la feccia umana che serviva come supporto a un regime che limitava l’esercizio dei più elementari diritti umani e lucrava con il sangue e il sudore del popolo cubano fuggirono nel territorio USA per scappare alla giustizia.
La guerra scatenata dagli Stati Uniti contro la Rivoluzione cubana ha compreso azioni politiche, militari, economiche, diplomatiche, psicologiche, propagandistiche e di spionaggio; la guerra biologica; l’esecuzione di atti di terrorismo e di sabotaggio; l’organizzazione e l’aiuto logistico a bande armate e a gruppi mercenari clandestini; l’istigazione alla diserzione e all’emigrazione illegale; i tentativi di liquidare fisicamente i leader del processo rivoluzionario cubano, per citare soltanto alcune tra le più conosciute.
Le azioni aggressive e terroriste portate avanti dal Governo degli Stati Uniti contro Cuba, dal trionfo della Rivoluzione ad oggi, hanno causato la morte di 3.478 cubani, tra cui molte donne e bambini, e la costante ed illecita violazione dell’integrità fisica di altri 2.099 cubani, come dimostrato dalla Domanda di Risarcimento di Danni Umani presentata nei tribunali cubani di giustizia da un gruppo di organizzazioni sociali del paese.
Il popolo cubano non si è piegato, né si piegherà mai di fronte alla Potenza imperialista più forte che sia esistita nella storia. Per il popolo cubano, che ha dovuto sacrificare la vita di migliaia dei suoi più coraggiosi figli, non esiste valore più sacro né venerato della sua indipendenza e del suo diritto a costruire, senza ingerenze esterne, il proprio futuro.
L’attività anticubana che gli Stati Uniti promuovono nella Commissione dei Diritti Umani non persegue la promozione o la protezione della democrazia o dei diritti umani del popolo cubano. E’ invece conseguenza della necessità della superpotenza di fabbricare un pretesto per portare avanti i piani imperialistici contro Cuba, ignorando il diritto inalienabile del popolo cubano alla libera determinazione.
CAPITOLO II: PIÙ DI QUATTRO DECENNI DI AZIONI TERRORISTE CONTRO IL POPOLO CUBANO IN VIOLAZIONE DEI PIÙ ELEMENTARI DIRITTI UMANI, IL GOVERNO DEGLI STATI UNITI CONCEDE IMPUNITÀ AI RESPONSABILI.
Per oltre quattro decenni il popolo cubano è stato vittima di innumerevoli azioni e attacchi terroristi incoraggiati dall’estero, i quali hanno cagionato numerose perdite materiali e umane e incalcolabili sofferenze ai cittadini. Altissimo è stato inoltre il costo economico che ha pagato la nazione cubana come conseguenza dei successivi sabotaggi e anche di aggressioni biologiche di cui è stato vittima.
Lo scopo di queste azioni terroriste è stato quello di distruggere mediante il terrore, la instabilità e l’incertezza, la scelta politica e sociale compiuta liberamente dal popolo cubano nell’esercizio pieno del proprio diritto alla libera determinazione. Il territorio degli Stati Uniti d’America (USA) è stato utilizzato in modo sistematico e permanente per pianificare, finanziare, reclutare, addestrare e appoggiare la realizzazione degli atti terroristi contro il popolo cubano.
Le modalità di terrorismo utilizzate contro Cuba sono state fondamentalmente le seguenti: sabotaggio o distruzione di obiettivi economici e civili all’interno del paese; attacchi contro strutture costiere, navi di trasporto merce e imbarcazioni di pesca; attentati contro impianti, mezzi e personale cubano all’estero; comprese sedi diplomatiche, uffici di aerolinee e aerei; tentativi di assassinii ai principali dirigenti; introduzione di germi e piaghe contro l’agricoltura e l’allevamento; e introduzione di virus e malattie contro le persone, tra altri.
Come risultato di almeno 681 azioni di terrorismo e di aggressioni contro il popolo cubano, che sono state provate e documentate, sono morti 3 478 dei suoi figli e altri 2099 cubani hanno subito lesioni permanenti alla loro integrità fisica. Bisogna sottolineare che queste azioni non sono mai cessate: 68 hanno avuto luogo negli anni ’90 e altre 39 negli ultimi 5 anni.
Le vittime delle azioni terroriste contro Cuba non sono stati soltanto nostri cittadini. Centonovanta attentati terroristi sono stati indirizzati contro persone o beni di paesi terzi radicati in territorio statunitense. Inoltre, sono state organizzate ed eseguite dozzine di azioni contro beni di società estere che avevano dei rapporti economici con Cuba, o contro rappresentanze di paesi che avevano relazioni con Cuba.
Le attività terroriste aumentarono in modo significativo e acquistarono la categoria di pratica sistematica della politica d’ostilità contro la Rivoluzione Cubana a partire dall’anno 1961, come conseguenza del “Programma d’Azione Segreta contro il regime di Castro”, approvato il 17 marzo 1960 dal Presidente D. Eisenhower e che fu seguito anche dal Presidente J.F.Kennedy. In quel piano, tra altre cose, si autorizzava la creazione d’una organizzazione segreta d’intelligence e d’azione dentro Cuba e per riuscirci si assegnavano i fondi necessari alla CIA.
Il 18 gennaio 1962, si approva il cosiddetto “Progetto Cuba”, che stabiliva 32 azioni di guerra segreta che dovevano essere eseguite dai dipartimenti e agenzie partecipanti all’Operazione Mangusta.
Oltre alle centinaia di azioni terroriste realizzate direttamente dai Servizi Speciali del governo degli Stati Uniti, risulterebbe difficile elencare l’intero universo di fatti e azioni terroristi compiuti o neutralizzati in fase preparatoria, la cui responsabilità ricade nelle organizzazioni radicate nel territorio degli Stati Uniti, conformate da terroristi d’origine cubana, molti dei quali furono persino addestrati dalla CIA e da unità dell’esercito statunitense.
Nel 1960 si realizzarono numerose azioni terroriste contro strutture pubbliche quali cinema, teatri, scuole e negozi allo scopo di seminare il panico e il terrore nella popolazione. La più criminale e sanguinosa delle azioni effettuate durante quell’anno fu l’esplosione della nave francese “La Coubre”, al Porto dell’Avana, nei momenti in cui venivano scaricate le munizioni acquistate in Belgio per l’Esercito Ribelle. Il criminale attentato provocò la morte di 101 persone, più di 200 feriti e numerosi scomparsi.
Altre azioni non meno sanguinose ebbero luogo lo
stesso anno in zone urbane della capitale del Paese, tra cui:
- Il lancio, il 21 gennaio, di quattro bombe di 100 libbre sui conglomerati
urbani di Regla e Cojímar.
- Il lancio, l’11 febbraio, di fosforo vivo sul paesino El Cano.
- Il mitragliamento, in ottobre e dicembre, dei dintorni di Río Cristal, Rancho Boyeros e Arroyo Arenas.
Tra gli attacchi a obbiettivi economici realizzati nel 1960, si potrebbe sottolineare quanto accaduto il 18 febbraio. Quel giorno, l’aereo che bombardava lo zuccherificio Spagna, fu distrutto nell’aria da una delle proprie bombe. Pilotava l’aereo lo statunitense Robert Ellis Frost, accompagnato da Onelio Santana Roque, ex membro dei corpi repressivi della dittatura di Batista. La carta di volo registrava la partenza dell’aereo dall’aeroporto di Tamiami, Florida. Da altri documenti trovati accanto al cadavere dello statunitense, si seppe che aveva partecipato in altri tre attacchi aerei contro Cuba, e che quel giorno avrebbe ricevuto 1 500 dollari per il bombardamento.
Risulta significativo che la maggioranza dei più noti rappresentanti dell’”esilio” cubano parteciparono direttamente all’esecuzione di azioni terroriste contro Cuba negli anni’60. Un’informazione pubblicata sul giornale Revolución, il 30 dicembre 1960, narra l’occupazione d’una fabbrica di bombe e l’arresto di 17 terroristi che, seguendo istruzioni dell’Ambasciata degli Stati Uniti all’Avana, si dedicavano a mettere esplosivi plastici nei negozi. Tra i suddetti terroristi cubani appaiono due individui noti oggi come ipotetici “oppositori politici pacifici”. Sono nientemeno che il “giornalista e pubblicista” Carlos Alberto Montaner (capo della mafia anticubana a Madrid, che non fu condannato allora perché era minorenne; si rifugiò in un’Ambasciata latinoamericana per uscire dal paese), e “l’Eccellentissimo Ambasciatore per i Diritti Umani” degli Stati Uniti, Armando Valladares (falso scrittore – paralitico).
Nel 1961 s’intensificarono gli attentati terroristi, che comprendevano: l’incendio di piantagioni di canna da zucchero durante la raccolta, il sabotaggio a fabbriche e attacchi a tenute, azioni che causarono la morte di 281 cittadini, la maggioranza contadini, donne e bambini innocenti, nonché milicianos e giovani volontari che partecipavano alla Campagna di Alfabetizzazione? iniziatasi quello stesso anno.
Un fatto molto noto in quel periodo fu il sabotaggio terrorista, il 13 aprile 1961, al maggiore negozio a vari piani del paese, “El Encanto”, situato proprio al centro della capitale. Questo attentato provocò la morte della dipendente Fe del Valle, la distruzione totale dell’immobile e mise in pericolo un grande numero di famiglie cubane.
Nel mese di aprile dello stesso anno, ci fu l’invasione di Playa Girón (Baia dei Porci), perpetrata da un esercito di circa 1 500 mercenari, organizzato, addestrato, equipaggiato e finanziato dal Governo degli Stati Uniti.
Molti dei mercenari che parteciparono a quell’invasione e ad altre azioni terroriste della guerra sporca contro Cuba, sono ancora membri attivi delle organizzazioni terroriste che oggi operano contro il nostro paese. Molti altri furono arruolati come agenti assoldati al servizio della CIA per portare a termine operazioni segrete nell’America Latina e in altre regioni del mondo in azioni di terrorismo, assassinio politico, traffico di armi e narcotici e guerre sporche come quella contro la Rivoluzione Sandinista in Nicaragua. Un’altra parte importante di loro venne istruita affinché apparisse come “esilio politico pacifico” contro la Rivoluzione Cubana. Fu creata la Fondazione Nazionale Cubano Americana. Questo gruppo pubblicamente “riscattato” dalla violenza terrorista non rinunciò mai a ciò che il realtà sa e gli piace fare. Ha organizzato e finanziato azioni terroriste come quella realizzata da mercenari centroamericani contro le strutture turistiche cubane negli anni ’90.
Il banditismo
Un’altra forma di terrorismo utilizzata contro Cuba è stato il banditismo, così battezzato dal popolo per le fellonie e gli assassinii commessi dalle 299 bande terroriste che tra il 1959 e il 1965 agirono in tutto il territorio cubano, armate, mantenute e dirette dal Governo degli Stati Uniti. Il banditismo ebbe la sua base principale nelle montagne dell’Escambray, nel centro del paese. Queste bande lasciarono una traccia di oltre 500 morti, principalmente contadini e operai agricoli innocenti, e un lascito di dolore al nostro popolo.
Il nostro popolo ricorda con molta tristezza gli assassinii nel 1961 del maestro Conrado Benítez e del contadino Eliodoro Rodríguez, il 5 gennaio; del maestro Delfín San Cedré, in ottobre; e del maestro Manuel Ascunce Domenech e del contadino Pedro Lantigua, il 26 novembre; crimini portati a termine allo scopo di impedire la Campagna d’Alfabetizzazione.
A quell’epoca furono anche assassinati vari bambini e adolescenti per seminare il terrore e scoraggiare l’appoggio alla Rivoluzione tra i contadini e gli operai agricoli. A Bolondrón morirono assassinati dalle bande Yolanda e Fermín, di 11 e 13 anni, Albinio Sánchez Rodríguez, di 10 anni, e Reinaldo Núñez-Bueno di 22 mesi.
Molti documenti resi pubblici oggi dimostrano il legame tra il Governo degli Stati Uniti e le bande che operavano nel nostro paese. In ottobre del 1961, l’ispettore generale della CIA, Lyman Kirkpatrick presentò un rapporto segreto che riferiva un’azione segreta, nota come “Operazione Silenzio”, in cui per ordine del governo statunitense la CIA realizzò 12 operazioni per il rifornimento di armi, munizioni ed esplosivi alle bande armate che operavano nel nostro paese.
Nello stesso documento, e in riferimento all’enorme centro stabilito dalla CIA nella Florida per portare avanti attività segrete contro Cuba, riconobbe che “da gennaio del 1960, quando contava 40 persone, al 16 aprile 1961, i funzionari del Bureau sono aumentati fino a 588, diventando così uno dei più grandi bureau dei servizi segreti”.
Il dirottamento di aerei è stato un altro tipo di azione terrorista concepita dalla CIA, per compiere il programma di abbattimento della Rivoluzione cubana. Con questi fatti, la CIA del Governo degli Stati Uniti inaugurò una nuova figura terrorista, senza precedenti fino ad allora. Tra il 1959 e il 2001 sono stati 51 gli aerei dirottati. Quasi senza eccezione sono stati dirottati verso gli Stati Uniti, e la stragrande maggioranza di essi non è stata mai restituita. Piloti, custodi e passeggeri sono stati uccisi o feriti dai dirottatori. Vari aerei sono stati distrutti o seriamente danneggiati nei mancati tentativi.
Ad esempio, il 27 marzo 1966, un terrorista utilizzando un’arma da fuoco, cercò di dirottare verso gli Stati Uniti, dove sempre erano ricevuti come eroi, un aereo IL-18 della Cubana di Aviación, con 97 persone a bordo, compresi 14 bambini. Fallito il tentativo di dirottamento grazie alla coraggiosa e decisa condotta del capitano, che si rifiutò di dirottare l’aereo e atterrò all’Aeroporto Internazionale dell’Avana, il dirottatore uccise il pilota e il custode, e ferì gravemente il copilota.
All’inizio degli anni ’70 furono create nuove organizzazioni terroriste integrate da torturatori e sbirri della dittatura di Batista e da altri criminali che abbandonarono il paese nel 1959. Il terrorismo continuò a essere un affare molto lucrativo per la mafia cubano-americana, protetta dalla complicità e dalla tolleranza delle autorità degli Stati Uniti.
Organizzazioni come Alpha 66 e CORU, insediatesi negli Stati della Florida e di New Jersey, furono responsabili di una gran parte delle azioni terroriste contro il popolo cubano accadute negli anni ’70 e ’80.
Il 12 ottobre 1971, ci fu un perfido attacco contro il villaggio di Boca di Samá, nella costa nord dell’antica provincia d’Oriente. Questa vigliacca azione contro un piccolo villaggio cubano provocò due vittime mortali e ferite ad altri abitanti del villaggio, tra cui due bambini.
In quegli anni, il terrorismo si tradusse anche in azioni paramilitari contro imbarcazioni di trasporto di merce e di pesca di Cuba. Il 4 ottobre 1973, i pescherecci Cayo Largo 17 e Cayo Largo 34 furono attaccati da due cannoniere pilotate da terroristi, che assassinarono il pescatore Roberto Torna Mirabal e abbandonarono il resto dell’equipaggio, in zattere di gomma, senz’acqua né cibo.
Il 6 ottobre 1976, avvenne la più mostruosa e ripugnante azione terrorista commessa nel suddetto periodo: l’esplosione in volo d’un aereo della aerolinea Cubana de Aviación con 73 persone a bordo, di cui 57 cubani, 11 giovani della Guyana (sei di essi erano stati scelti per studiare medicina a Cuba) e 5 cittadini della RPD di Corea. Tutti perirono.
L’attentato contro l’aereo civili cubano fu commesso da due mercenari di cittadinanza venezuelana, assoldati da due tra i più connotati terroristi d’origine cubana: Orlando Bosh Avila (autore di 321 azioni terroriste) e Luis Posada Carriles (attualmente in carcere in Panama per tentativo d’assassinio contro il Capo di Stato cubano). Entrambi erano stati reclutati dalla CIA nel 1960 ed erano stati addestrati in tecniche di sabotaggio con ogni tipo di mezzi. I suddetti terroristi integravano allora l’organizzazione CORU, fondata a giugno del 1976 dallo stesso Orlando Bosh e che raggruppava diverse organizzazioni terroriste. Il CORU incrementò in modo considerevole le azioni terroriste non soltanto contro Cuba, ma contro altri 24 paesi dell’Europa, America Latina e Centro America.
Mentre si svolgevano ancora azioni terroriste nel territorio cubano, lo scenario di alcune di esse fu trasferito verso il territorio degli Stati Uniti e furono indirizzate contro interessi stabiliti lì di paesi che avevano relazioni e commercio con la nostra nazione, contro funzionari diplomatici cubani della Missione presso le Nazioni Uniti, contro istituzioni private statunitensi e persino contro immigranti cubani che erano contrari alla politica terrorista della mafia cubano-americana.
Il popolo statunitense subì con orrore nella propria casa il terrore che i loro governanti avevano scatenato contro un piccolo paese vicino a partire dal 1950.
Le autorità statunitensi, ovviamente, cominciarono a reagire arrestando alcuni terroristi e smontando certi gruppi che agivano in modo indipendente e per conto proprio. Per evadere l’azione delle autorità molti gruppi usarono come stratagemma lo scioglimento pubblico, il cambio dei nomi, l’interruzione provvisoria delle azioni e anche il trasferimento delle loro basi i operazioni ad altri dell’Unione.
Tuttavia, quelle bande terroriste che rispettarono le norme di condotta pubblica imposte dalle autorità nordamericane e mantennero le operazioni terroriste esclusivamente contro il territorio cubano furono tollerate.
Tra alcune delle azioni terroriste contro Cuba realizzate
nel territorio degli Stati Uniti ci sono:
- Il 5 giugno 1976, la Missione Cuba presso l’ONU fu oggetto d’un
attentato con esplosivi, provocando delle grosse perdite.
- Nel 1977, sono assassinati gli immigranti cubani Carlos Muñiz Varela
e José Eulalio Negrín per le loro posizioni in favore del dialogo
con Cuba.
- In marzo del 1980, viene collocata una potente bomba nell’automobile
del rappresentante permanente di Cuba presso l’ONU, a New York, e l’11
settembre dello stesso anno viene assassinato il diplomatico cubano Félix
García, integrante della suddetta Missione.
Bioterrorismo
Una delle modalità più spietate di terrorismo utilizzate contro i cubani è stato il bioterrorismo. Nel 1971, agenti legati a gruppi terroristi cubanoamericani, introdussero a Cuba il virus della febbre porcina africana. Scatenatasi la malattia, le autorità cubane furono costrette a ordinare il sacrificio di 500 mila porci, allo scopo di evitare un’epidemia di proporzioni nazionali. Era la prima volta che la malattia si manifestava nell’emisfero occidentale.
Il bioterrorismo fu utilizzato non soltanto contro la produzione agricola e l’allevamento, ma anche contro le persone.
In maggio del 1981 ci furono i primi casi di malati infetti con il virus del Dengue-2, popolarmente noto come Dengue Emorragico. In poche settimane si scatenò l’epidemia d’una malattia che non era mai esistita a Cuba, raggiungendo la cifra senza precedenti di 344 203 persone infette. Morirono 158 persone a conseguenza dell’epidemia, di cui 101 bambini.
Le ricerche e i minuziosi studi realizzati dimostrarono che l’epidemia era stata introdotta deliberatamente nel territorio cubano da agenti terroristi al servizio del governo degli Stati Uniti. Secondo dichiarazioni dell’esperto nordamericano colonnello Phillip Russell, durante il XVI Congresso Internazionale dell’Oceano Pacifico, specialisti statunitensi in guerra biologica erano stati gli unici a ottenere una varietà della zanzara Aedes Aegypti sensibilmente associata alla trasmissione del virus Dengue-2.
Nel processo svoltosi nel 1984 negli Stati Uniti contro Eduardo Arocena, capo dell’organizzazione terrorista Omega 7, questi confessò di avere introdotto germi a Cuba e riconobbe che il virus del Dengue Emorragico venne introdotto nell’isola da gruppi radicati negli Stati Uniti.
Alcuni giorni prima che cominciassi a manifestarsi la malattia a cuba, l’esercito statunitense immunizzò il personale della Base Navale de Guantánamo con un vaccino che proteggeva dal Dengue-2. Ciò propiziò che nella suddetta base non ci fosse nemmeno un caso della malattia che invece colpì in modo significativo il resto del territorio nazionale senza alcuna eccezione.
Se non ci fosse stato il colossale impegno di tutto il nostro popolo e del governo nell’affrontare l’epidemia, sarebbero morte decine di migliaia di persone, bambini nella stragrande maggioranza. In poco più di quattro mesi riuscimmo a sconfiggere un’epidemia per la cui eliminazione ci sarebbero richiesti tanti anni secondo le previsioni di molti esperti.
I cambiamenti nello scenario internazionale imposero il mutamento nelle forme e manifestazioni del terrorismo contro Cuba. Verso la fine dell’Amministrazione Bush (padre), i settori più reazionari dell’emigrazione cubana negli Stati Uniti e, in particolare, nella Florida, incoraggiarono ancora una volta la via del terrorismo nella loro guerra contro Cuba. Ciò motivò lo sviluppo, con certa forza, di diverse azioni terroriste durante i due mandati dell’amministrazione Clinton.
La Fondazione Nazionale Cubano Americana (FNCA), finanziatrice di campagne politiche di diversi legislatori e anche di presidenti statunitensi, assunse l’organizzazione e il finanziamento delle azioni terroriste contro Cuba a partire dal 1992. Al servizio, agli ordini e con i soldi della FNCA furono reclutati in paesi di Centro America vari terroristi, che collocarono bombe in strutture turistiche cubane a cambio d’una ricompensa. Nel 1997 fecero esplodere sette bombe in alberghi e strutture turistiche del paese. In uno di quegli attentati morì il giovane turista italiano Fabio Di Celmo. L’obiettivo era chiaro: rovinare l’industria turistica cubana, la quale spiccava già come il principale ramo economico del paese.
Le azioni terroriste contro Cuba non sono cessate.
Basta segnalare che tra il 6 agosto del 2002 e il 10 aprile 2003 ci sono state
altre 11 azioni terroriste, soprattutto dirottamento di aerei e imbarcazioni
verso gli Stati Uniti. Tutte queste azioni sono state violente, infatti, sono
state utilizzate armi bianche, punzoni e armi da fuoco per minacciare l’equipaggio
e i passeggeri.
I dirottatori processati a Cuba sono stati condannati a pene severe; lo stesso
non sempre è successo con quelli processati negli Stati Uniti.
Il popolo e il Governo di Cuba, che vari decenni hanno esemplarmente lottato contro il terrorismo internazionale, hanno la ferma volontà di continuare ad affrontare e a combattere contro il terrorismo internazionale in tutte le sue forme e manifestazioni, con la convinzione che ogni azione terrorista dev’essere rifiutata e combattuta.
Cuba ritiene che tutte le attività terroriste
danneggiano la vita, la salute, i beni e la sicurezza di persone innocenti,
violano la sovranità e l’integrità territoriale degli
Stati, mettono in pericolo il funzionamento e la stabilità delle istituzioni
nazionali, causano dei gravi danni all’infrastruttura produttiva e all’attività
economica degli Stati e accrescono la destabilizzazione della situazione internazionale,
creando nuovi centri di tensione e cagionando in occasioni conflitti internazionali.
In conseguenza, Cuba è in favore d’una cooperazione internazionale
veramente efficace, che consenta prevenire e combattere tutti gli atti di
terrorismo, eliminarne le cause, assicurare la detenzione, il giudizio e l’estradizione
degli autori, gli organizzatori e dei patrocinatori degli atti e delle azioni
terroriste, così come di tutti coloro che li appoggiano o finanziano.
Tuttavia, questa cooperazione deve avere legittimità internazionale
e si deve basare sul rispetto assoluto al Diritto Internazionale, alla Carta
delle Nazioni Unite e agli strumenti internazionali dei diritti umani.
Cuba, per dimostrare il suo impegno internazionale nella lotta contro il terrorismo ha ratificato ed ha aderito ai 12 Accordi e Protocolli internazionali in materia di terrorismo. In dicembre del 2001 ha promulgato la Legge n.93 Contro Atti di Terrorismo, un codice integrale, moderno e severo per la lotta contro questo flagello.
Non esiste un terrorismo “buono” e un terrorismo “cattivo”. Non esistono nemmeno diversi tipi di terrorismo, a seconda di colui che lo realizzerà e contro chi. Il popolo cubano esige giustizia e si ponga fine all’impunità dei gruppi terroristi che agiscono contro Cuba dal territorio degli Stati Uniti.
CAPITOLO III: IL BLOCCO GENOCIDA IMPOSTO IN MODO UNILATERALE E IN VIOLAZIONE DEL DIRITTO INTERNAZIONALE DAL GOVERNO DEGLI STATI UNITI D’AMERICA CONTRO CUBA: VIOLAZIONE MASSICCIA E FLAGRANTE DEI DIRITTI UMANI DEL POPOLO CUBANO.
Il blocco economico, commerciale e finanziario degli Stati Uniti contro Cuba costituisce una componente essenziale della loro politica d’ostilità contro il popolo cubano. Nessun popolo si è visto sottoposto in modo continuo e permanente a una politica di genocidio che vuole abbattere, mediante la fame e le malattie, la sua resistenza di fronte alla dominazione straniera.
La decisa volontà dei cubani di intraprendere trasformazioni economiche e sociali a favore delle grandi maggioranze, ebbe quale risposta dei settori di potere dell’ex metropoli, il che è stata una vera e propria guerra economica di sterminio, che attualmente ha raggiunto una fase di massima intensità.
L’assoluta falsità delle svariate scuse per oltre quattro decenni hanno utilizzato le successive amministrazioni statunitensi per cercare di giustificare l’imposizione della guerra economica e politica contro Cuba, è stata dimostrata nei documenti ufficiali statunitensi resi pubblici nel 1991?. In essi ci sono testimonianze e prove inconfutabili che la suddetta ostilità precedette qualunque misura adottata dal Governo rivoluzionario a partire dal 1959.
I rappresentanti della dittatura di Batista fuggirono negli Stati Uniti con 424 milioni di dollari rubati dai fondi della Repubblica, che furono depositati nelle banche statunitensi e che mai più sarebbero restituiti al popolo cubano. Anzi, dopo solo cinque settimane dal trionfo popolare fu negato alle nuove autorità un modesto credito richiesto agli Stati Uniti per mantenere la stabilità della moneta nazionale.
Il governo rivoluzionario adottò una serie di misure volte a recuperare le ricchezze del paese per metterle al servizio del popolo. La reazione degli Stati Uniti fu rapida e aggressiva: l’8 luglio 1959, la risposta pubblica del Congresso dell’Unione alla Legge di Riforma Agraria cubana, si tradusse nel conferimento al Presidente di maggiori poteri per sospendere l’aiuto straniero a ogni paese che confiscasse proprietà statunitensi.
Una dietro l’altra si succedettero le sanzioni unilaterali degli Stati Uniti contro Cuba allo scopo di generare un caos nell’economia: l’eliminazione della quota zuccheriera cubana (julio/1960), il divieto dell’assistenza a Cuba e lo stabilimento dell’embargo commerciale (sezione 620/a della Legge di Assistenza all’Estero del 1961) e la negativa delle imprese statunitensi, a istanza del loro Governo, di raffinare il petrolio sovietico che Cuba dovette acquistare dopo la proibizione imposta alle imprese statunitensi nei confronti della vendita di combustibile a Cuba.
Il 3 febbraio 1962, il Presidente Kennedy emise la Proclama n.3447, decretando un embargo totale al commercio con Cuba e istruì il Segretario del Tesoro affinché portasse avanti le proibizioni d’esportazione al nostro paese. Questa proclama segna storicamente il momento in cui si rese ufficiale il blocco a Cuba, che, come si è visto, era cominciato da molto prima.
In una data così anticipata come il 6 aprile 1960, un rapporto del funzionario del Dipartimento di Stato I.D.Mallory, reso pubblico nel 1991, sottolineava la finalità delle pressioni economiche che si gestivano:
“L’unico mezzo prevedibile per evitare l’appoggio interno è quello della sfiducia e dello scoraggiamento basati sull’insoddisfazione e sulle difficoltà economiche (…). Si deve utilizzare al più presto qualunque mezzo concepibile per indebolire la vita economica di Cuba (…). Una linea d’azione che avrebbe un maggiore impatto sarebbe quello di negare soldi e forniture a Cuba, per diminuire i salari, reali e monetari, allo scopo di causare fame, disperazione e l’abbattimento del governo.?
La guerra economica degli Stati Uniti contro Cuba manca di ogni fondamento legale e, conforme a quanto disposto nel comma c) dell’articolo II della Convenzione di Ginevra per la Prevenzione e la Punizione del Delitto di genocidio, del 9 dicembre 1948, costituisce un reato di genocidio, ed è la vera e più flagrante, massiccia e sistematica violazione dei diritti umani di tutto il popolo di Cuba.
Il Governo cubano ha dovuto affrontare durante tanti anni nuove e continue misure dirette a rafforzare alla politica aggressiva contro Cuba, che ha cagionato e continua a cagionare seri e onerosi danni al benessere materiale, fisico, psichico e spirituale del popolo cubano, al tempo stesso che ha limitato il suo sviluppo economico, culturale e sociale e ha sottoposto successive generazioni di cubani a un’atmosfera di permanente ostilità e tensione.
Studi preliminari dimostrano che i danni cagionati da questa politica di genocidio superano ormai i 72 miliardi di dollari. Questa cifra, seppure conservatrice, non comprende, tuttavia, gli oltre 54 miliardi di dollari per danni diretti causati a obiettivi economici e sociali del paese mediante i sabotaggi e le azioni terroriste incoraggiate, organizzate e finanziate dagli Stati Uniti.
I sistemi nazionali di Salute ed Istruzione e l’alimentazione del popolo cubano sono stati obiettivi prioritari delle aggressioni nordamericane.
Il blocco ha causato anche gravi danni al Sistema Nazionale della Sanità cubano, ostacolando l’acquisto di tecnologie, materie prime, reattivi, mezzi di diagnosi, attrezzatura e pezzi di ricambi e medicamenti, compresi quelli necessari al trattamento di malattie croniche e penose che mettono in rischio la vita degli esseri umani, tra cui il cancro.
L’acquisto di citostatici, medicamenti imprescindibili per la sopravvivenza dei malati di cancro, è stato seriamente colpito perché le transnazionali statunitensi hanno acquistato i laboratori farmaceutici che in altri paesi avevano contratti con Cuba.
D’altra parte, come conseguenza del blocco, e a modo d’esempio, Cuba non è potuta acquistare il kit necessario all’individuazione del coronavirus causante della Pneumonia Atipica (SARS), prodotto dalla ditta VITROGEN.
Le conseguenze di queste proibizioni in molti casi sono state drammatiche, non soltanto per la sofferenza umana dei pazienti e dei loro familiari, ma anche perché il personale medico si è visto in occasioni impossibilitato di salvare una vita o di alleviare una malattia. (Vedere Rapporto di Cuba al Segretario Generale delle Nazioni Unite in virtù della Risoluzione 57/11 dell’Assemblea Generale, compreso nel documento A/58/287 dell’Assemblea Generale dell’ONU).
Malgrado questi ostacoli, la priorità che offre il Governo cubano alla salute del proprio popolo ha consentito raggiungere e mantenere un alto livello nei servizi medici, assolutamente gratuiti e con una copertura universale.
Un altro settore che tradizionalmente è stato bersaglio delle restrizioni imposte dal blocco è stato quello dell'alimentazione, nonostante gli acquisti di alimenti che con carattere eccezionale ha realizzato Cuba dagli Stati Uniti negli ultimi anni.
Gli acquisti degli alimenti in questione sono cominciati dopo che l’uragano Michelle colpisse l’isola, e approfittando del “gesto” delle autorità nordamericane di non opporsi alle medesime, qualificato allora di gentile dalle autorità cubane.
La verità è che le vendite di alimenti a Cuba sono sottomesse a complesse procedure e regole che rendono in estremo difficile la loro realizzazione. Le imprese statunitensi devono realizzare complicate pratiche burocratiche per conseguire la licenza che autorizzi loro a vendere i prodotti a Cuba. Ugualmente, il nostro paese deve pagare gli acquisti in contanti; senza possibilità di crediti finanziari, neanche privati; attraverso banche situate in paesi terzi; e in altre monete, con le conseguenti perdite nelle operazioni bancarie.
A ciò si aggiunge il fatto che il nostro paese non può effettuare nessun tipo di vendita a imprenditori statunitensi interessati nei prodotti cubani e, quindi, si esclude la possibilità di creare fonti di guadagno che consentirebbero di ampliare le operazioni. A causa della suddetta proibizione soltanto nel 2002 Cuba ha subito perdite pari a 114 milioni di dollari.
L’acquisto di alimenti è stato il risultato di ingenti sforzi delle imprese di entrambi i paesi per far sì le trattative, la contrattazione e l’esecuzione delle operazioni e non della volontà del governo statunitense. Lo stesso Presidente degli Stati Uniti ha chiarito che malgrado le suddette vendite, il blocco si mantiene, senza alcuna modifica e che, invece, hanno rafforzato le misure di coercizione economica e le sanzioni vigenti.
Nel campo dell’istruzione, la guerra economica contro Cuba ha cagionato anche enormi perdite. Com’è noto, tutti i cubani, senza distinzione di genere, colore della pelle, credo politico o religioso, hanno accesso equitativo ai mezzi d’istruzione in modo gratuito e durante tutto il processo d’istruzione, compresi i sistemi d’istruzione speciale e universitaria. I danni si riflettono nella fornitura di materiali scolastici necessario alle scuole cubane: libri, matite e quaderni, uniformi scolastici, mezzi per l’istruzione artistica e lo sport, tra altri. L’impatto di tali misure è stato superato grazie all’inventiva e alla tenacità di un chiostro di professori altamente qualificato e profondamente impegnato nel lavoro, e gli straordinari sforzi realizzati dal governo e dal popolo cubano durante quattro decenni.
Soltanto negli anni ’90, il potere d’acquisto del finanziamento disponibile per l’importazione di mezzi e risorse destinati alle scuole cubane è diminuito tra un 25% e un 30%, come risultato del fatto di dover acquistare i suddetti mezzi in mercati lontani, e a volte a prezzi superiori, per le restrizioni che il blocco impone a Cuba.?
La politica di genocidio del blocco ha cercato d’impedire a tutti i costi l’accesso di Cuba alle nuove tecnologie, ai progressi della scienza e della tecnica, e alle fonti di finanziamento e di crediti per lo sviluppo attraverso organismi e istituzioni finanziarie internazionali.
Nemmeno un’attività economica e sociale cubana è stata esclusa dall’azione distruttiva e destabilizzante della politica del governo degli Stati Uniti nei confronti di Cuba. Soltanto del 2002, le perdite per Cuba per contrattazioni a prezzi più alti di quelli che ci sarebbero in condizioni normali sono state di 403.5 milioni di dollari.
Il blocco degli Stati Uniti contro Cuba aggrava gli effetti nefasti sul popolo cubano per il suo carattere extraterritoriale, istituzionalizzato e sistematizzato dalle leggi Torricelli e Helms Burton, che infatti rendono estensiva la suddetta politica alle attività di sussidiarie e di imprese statunitensi che operano in paesi terzi e a un’ampia e svariata gamma di attività internazionali di natura commerciale, finanziaria, tecnologica e d’altro tipo, nelle quali gli Stati Uniti hanno un ruolo significativo in quanto prima potenzia mondiale.
Il governo repubblicano del Presidente Bush ha adottato nuove disposizioni per rafforzare il blocco, contro la volontà della comunità internazionale e della propria opinione pubblica. Ha persino minacciato di ricorrere al veto presidenziale di fronte a ogni misura che possa essere approvata dal Congresso allo scopo di ammorbidire la politica di genocidio contro Cuba.
Durante l’anno 2003, il Governo degli Stati Uniti ha emesso nuove regolamentazioni a riguardo e ha applicato in modo più severo le disposizioni vigenti, allo scopo di restringere al massimo lo scambio bilaterale nel settore accademico, scientifico, culturale e sportivo, con il conseguente danno ai rapporti storici tra i popoli cubano e statunitense.
Come si è potuto creare durante questi anni un sistema tanto preciso e infernale da impedire a un intero popolo di accedere a prodotti essenziali procedenti dal principale mercato del mondo, soprattutto se si tiene conto che alcuni di essi sono unici, che si possono trovare soltanto nel mercato USA e non possono essere forniti a nessun prezzo da nessun altro provveditore?
Come giustificare tali pratiche di fronte non soltanto alle norme universali dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario, ma anche dal punto di vista dei principi della liberalizzazione economica e commerciale che promuovono i paesi industrializzati, compresi gli Stati Uniti, nell’ambito del processo di globalizzazione in atto?
Il Governo degli Stati Uniti ignora le risoluzioni approvate ogni anno dal 1992 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che esige l’eliminazione del blocco. Quella dell’anno 2003 è stata approvata in una votazione che costituisce un primato: 179 voti a favore.
Il popolo cubano non potrà godere pienamente di tutti i diritti umani finché non sarà eliminata la più aberrante e inumana violazione ai suoi diritti: il blocco economico, commerciale e finanziario che per oltre quarant’anni mantiene illegalmente contro di esso il Governo degli Stati Uniti d’America.
CAPITOLO IV: UN VERO E PROPRIO “BUCO NERO MORALE GIURIDICO” NEL TERRITORIO DELLA BASE NAVALE DEGLI STATI UNITI A GUANTANAMO.
I tragici avvenimenti dell’11 settembre 2001 sono serviti da pretesto per scatenare una vera strategia neofascista di dominazione mondiale, che avevano già predisposta gli ideologi delle forze di estrema destra e militariste che hanno il potere nelle loro mani negli Stati Uniti. L’Amministrazione del Presidente Bush ha scatenato una feroce ondata repressiva, con limitazione delle libertà civili e politiche nell’ambito interno e, in particolare, con restrizione del diritto alla libera determinazione, allo sviluppo e alla pace di numerosi popoli di paesi terzi.
In nome di un’ipotetica lotta contro il terrorismo, il Governo della superpotenza ha lanciato guerre imperialiste di conquista per riaffermare la supremazia mondiale e per controllare importanti risorse strategiche, che hanno calpestato le più elementari norme del diritto internazionale umanitario e hanno colpito in modo grave e persistente il rispetto e la protezione di tutti i diritti umani basilari, compreso il diritto alla vita e alla libertà.
Alla violazione dei diritti umani di centinaia di stranieri detenuti arbitrariamente nel territorio degli Stati Uniti si aggiunge il limbo giuridico ed esistenziale in cui sono costrette a vivere oltre 600 persone, compresi bambini, rinchiuse in modo arbitrario, in condizioni inumane, nella Base Navale di Guantánamo, territorio che per oltre 100 mantiene illegalmente occupato il Governo statunitense nell’Isola di Cuba, come perenne aggressione contro la dignità e la volontà sovrana del popolo cubano.
Dopo la sua guerra in Afganistan, in franca provocazione e come offesa contro il popolo cubano e in violazione aggravata al diritto di libera determinazione, il Governo degli Stati Uniti prese la decisione di imprigionare nei terreni della base militare statunitense a Guantánamo, i prigionieri della “guerra contro il terrorismo”.
Il quel momento, mediante una Nota Ufficiale dell’11 gennaio del 2002, il Governo cubano dichiarò che non porrebbe ostacoli allo sviluppo dell’operazione, sebbene qualificò il fatto come un trasferimento di prigionieri di guerra stranieri da parte del Governo degli Stati Uniti a una struttura militare, situata in uno spazio del territorio cubano, sul quale Cuba era stata privata del diritto di esercitare la propria giurisdizione. Nella suddetta nota si dice inoltre che la decisione statunitense non si adeguava nemmeno alle norme che diedero origine alla suddetta base.
A partire dall’interesse del Governo cubano di continuare a preservare l’ambiente di distensione e di rispetto mutuo che era prevalso negli ultimi nel confine con la base militare statunitense e anche allo scopo di eliminare qualunque pretesto che incoraggiasse la tendenza all’incremento dell’aggressività contro Cuba dell’attuale Amministrazione nordamericana, chiaramente percepibile già da allora, si dichiarò ancora una volta che le differenze tra Cuba e gli Stati Uniti rispetto al modo più efficace di eliminare il terrorismo si riferivano al metodo e non alla necessità di porre fine a tale flagello, che il nostro popolo aveva sofferto per più di 40 anni. Ugualmente venne ribadito che quanto avvenuto l’11 settembre 2001, e che aveva colpito in modo ripugnante e brutale il popolo degli Stati Uniti, era condannabile.
Mediante Nota Ufficiale, il Governo della Repubblica di Cuba valutò positivamente le dichiarazioni pubbliche delle autorità nordamericane nel senso che i prigionieri nella Base avrebbero ricevuto un trattamento adeguato e umano, e manifestò che era in disposizione di cooperare con i servizi d’assistenza medica che fossero richiesti.
Tuttavia, la realtà nella suddetta base statunitense è stata un’altra ben diversa. Lì si applica continuamente una delle più abominevoli pratiche nell’era moderna di violazioni massive e flagranti dei diritti umani a centinaia di persone, sprovvisti del senso stesso della loro essenza umana.
Nel suddetto territorio, la cui usurpazione si mantiene contro la volontà espressa del popolo cubano, centinaia di prigionieri stranieri sono ancora detenuti, sottoposti a vessazioni inenarrabili, totalmente isolati, senza possibilità di comunicarsi con le loro famiglie o di disporre di un’adeguata difesa. I capi d’accusa contro la stragrande maggioranza di essi continuano ad essere un’incognita. Alcuni dei pochissimi che sono stati rimessi in libertà hanno narrato gli orrori di quel campo di concentramento, dove si eseguono esecrabili forme di tortura e trattamenti crudeli, degradanti e inumani.
Creazioni concettuali come quella dei “combattenti illegali”, o la creazione istituzionale di aberrazioni giuridiche come il cosiddetto “tribunale militare ad hoc”, fabbricati dagli Stati uniti per giustificare il trattamento inumano che ricevono i prigionieri di guerra, evidentemente sono contrarie al Diritto Internazionale e ai Patti di Ginevra del 1949.
I “tribunali” che s’imporrebbero, potrebbero emettere pena di morte e le decisioni sarebbero inappellabili, mancherebbero della minima indipendenza e restringerebbero il diritto degli accusati ad eleggere avvocato e a una difesa efficace. Potrebbero accettare prove ottenute con la tortura o la coercizione.
La comunità internazionale alza la voce per condannare ciò che avviene nella base navale che gli Stati Uniti mantengono illegalmente nel territorio cubano di Guantánamo, trasformata in magazzino di prigionieri senza giudizi, senza cause, senza avvocati e senza il minimo segnale che indichi che ci sarà un processo, tutto ciò in un permanente ambiente d’isteria e di paura in cui l’estrema destra fondamentalista al potere costringe a vivere il popolo statunitense, con i continui annunci allarmisti e le misure arbitrarie.
La lotta contro il terrorismo non si può svolgere mediante il terrore che impongono la negazione dei diritti e l’esercizio di un cosiddetto diritto unilaterale di fare la guerra.
Il Comitato Internazionale della Croce Rossa, importanti giuristi, accademici, organizzazioni non governative; e alcuni meccanismi delle Nazioni Unite in materia di diritti umani, nonché rappresentanti di molti governi nel mondo, hanno domandato al Governo degli Stati Uniti che chiarisca subito la situazione legale dei prigionieri che sono nella base navale di Guantánamo sulla base delle norme internazionali sui diritti umani e del diritto internazionale umanitario.
Il Governo della Repubblica di Cuba insta il Governo degli Stati Uniti a porre fine al “buco negro morale e giuridico” in cui ha trasformato il territorio illegalmente occupato a Guantánamo dalla base navale. Il popolo cubano ha preoccupazioni molto serie relative al destino delle persone arbitrariamente detenute nella suddetta zona del suo territorio.
La Base Navale fu parte del bottino diretto di guerra che si assicurarono gli Stati Uniti dopo l’intervento militare e l’occupazione dell’Isola che rese impossibile al popolo cubano il raggiungimento della vera indipendenza.
La base navale a Guantánamo è una conseguenza illegale dell’Accordo per le Stazioni Navali e di Rifornimento di Carbone, sottoscritto nel 1903 tra il governo degli Stati Uniti e il governo autorizzato a Cuba dalla potenza neocoloniale, in circostanze in cui il nostro popolo non poteva esercitare la propria sovranità. Questo tipo di facilità per le basi navali era stato demandato dagli Stati Uniti nell’appendice costituzionale imposto a Cuba come condizione per il ritiro delle truppe statunitensi: il tristemente celebre Emendamento Platt.
L’Accordo per le Stazioni Navali e di Rifornimento di Carbone stabiliva il diritto “a fare tutto quanto fosse necessario per sistemare i suddetti luoghi? e metterli in condizioni di usarsi come stazioni di rifornimento di carbone o navali esclusivamente”.
Trentun anni più tardi, il 29 maggio 1934, nello spirito della politica statunitense del “Buon Vicino”, durante l’amministrazione di Franklin Delano Roosevelt, fu firmato un nuovo Trattato di relazioni tra la Repubblica di Cuba e gli Stati Uniti d’America, che abrogò quello del 1903.
Tuttavia, nel nuovo Trattato, gli Stati Uniti garantirono la permanenza della Base Navale di Guantánamo e la piena vigenza delle norme che ne regolavano “l’affitto”.
Durante tutto il periodo neocoloniale, la Base Navale statunitense a Guantánamo servì da sostegno ai governanti corrotti e sanguinosi che la politica imperialista degli Stati Uniti imponeva a Cuba contro gli interessi del popolo cubano. Durante il 1958 non furono pochi gli aerei militari che furono riforniti lì di combustibile e di bombe per continuare i bombardamenti contro la popolazione civile delle provincie orientali di Cuba.
Al trionfo della Rivoluzione cubana, nel 1959, anno in cui si raggiunse per la prima volta la piena indipendenza –non più quella formale del 20 maggio del 1902— la Base Navale di Guantánamo si trasformò nel foco permanente di minaccia, provocazione e violazione della sovranità della Repubblica, nell’ambito della politica che gli Stati Uniti cominciarono ad applicare contro Cuba, con la sequela di aggressioni, crimini e sabotaggi.
Il Governo di Cuba ha denunciato decine di volte tali provocazioni, non soltanto presso il Governo statunitense, ma anche nelle Nazioni Unite, spiegando che l’insediamento coloniale statunitense a Guantánamo non ha mai avuto l’uso dichiarato nello spurio Trattato Platt del 1903 di difendere Cuba, né l’uso dichiarato anche nel Trattato del 1934, ormai abolito, esponente delle relazioni “d’amicizia” tra entrambi i paesi.
Anzi, per oltre quattro decenni, la suddetta Base ha avuto molteplici usi, nessuno dei quali era compreso nel testo dell’accordo che giustificava la sua presenza nel territorio cubano.
La Base divenne causa di numerose frizioni tra Cuba e gli Stati Uniti. La stragrande maggioranza degli oltre tremila cittadini cubani che vi lavoravano furono cacciati dai loro posti di lavoro e sostituiti con personale di altri paesi.
Durante il periodo rivoluzionario sono stati frequenti gli spari fatti dalla suddetta struttura verso la parte del territorio libero di Cuba; soldati cubani sono morti a conseguenza di tali fatti; e mercenari al servizio della potenza straniera hanno trovato nella base appoggio e rifugio. E’ stata persino utilizzata come centro di un piano di auto-aggressione concepito dal Governo degli USA negli anni ’60, noto ai servizi dell’intelligence statunitense come “Piano Patty”, e che è stato frustrato dagli organi della sicurezza cubana. Secondo il suddetto piano, gruppi di agenti statunitensi infiltrati nel territorio cubano dovevano sparare contro la Base, facendo credere che la stessa era attaccata dalle Forze Armate cubane. Ciò avrebbe fornito il pretesto per scatenare un’aggressione.
In un’altra occasione, e ancora una volta per decisione unilaterale dei governanti degli Stati Uniti, decine di migliaia di emigranti, haitiani e cittadini cubani, che cercavano di viaggiare illegalmente negli Stati Uniti con mezzi propri, sono stati concentrati nella suddetta base militare.
Durante quasi mezzo secolo non ci sono mai state le condizioni propizie a un’analisi sereno, legale e diplomatico allo scopo di raggiungere l’unica soluzione logica e giusta e questa lunga, cronica e anomala situazione: la restituzione al nostro paese dello spazio del proprio territorio nazionale occupato contro la volontà del nostro popolo.
Un principio basilare della politica cubana riguardante il problema riferito, potenzialmente pericoloso tra Cuba e gli Stati Uniti è stato quello di evitare che il nostro giusto reclamo diventi tema prioritario o affare di speciale importanza tra le numerose e gravi differenze che esistono tra entrambi i paesi, e riconosce che negli ultimi anni si è potuto respirare un’atmosfera di maggiore distensione e rispetto mutuo.
Cuba ha fatto il possibile per applicare lì una politica specialmente accurata ed equanime.
La posizione del Governo cubano relativa alla situazione legale della Base Navale statunitense a Guantánamo si riferisce al fatto che sulla medesima si applicò la figura giuridica dell’affitto e quindi non si conferì un diritto perpetuo, bensì temporale, su quella parte del nostro territorio, per cui, quando sarà il momento, come giusto diritto del nostro popolo, il territorio illegalmente occupato di Guantánamo dovrà essere restituito per mezzi pacifici a Cuba.
Il tema dell’illegale permanenza della Base Navale nel proprio territorio sarà risolto quando le condizioni lo consentano, oggi il popolo cubano aderisce al giusto clamore della comunità internazionale affinché si ponga fine a quanto avviene lì. L’eliminazione della flagrante violazione dei diritti umani e del diritto internazionale che ha luogo nella Base non può aspettare.
La detenzione senza carichi né giudizio per tempo indefinito, la reclusione in piccole celle 24 ore su 24, l’obbligo di rimanere con le manette ai polsi durante il pochissimo tempo d’esercizio consentito, la crudeltà nei confronti dei familiari per l’incertezza derivata dalla difficile situazione dei cari, i ripetuti interrogatori senza che i presunti rei abbiano accesso a un avvocato nonché la possibilità di esecuzioni dopo ingiusti e inappellabili processi, costituiscono un’aberrazione e un oltraggio alla giustizia e alla dignità umana.
Le persone considerate “combattenti illegali” sono sottoposte a regolazioni castrensi arbitrarie, che includono la possibilità di torturare il detenuto e di privarlo di risorse giuridiche come l’habeas corpus. Possono essere ritenuti per tempo indefinito senza capi d’accusa concreti e i loro avvocati subiscono diverse restrizioni. Non hanno nemmeno il diritto di chiedere la presentazione di certi testimoni. Ogni detenuto che voglia avere un avvocato diverso da quello militare assegnatogli, deve prima dichiararsi colpevole, con cui si rifiuta in modo grossolano il principio di presunzione d’innocenza.
Ma non tutti i prigionieri soffrono alla pari. Si applica un sistema d’arbitraria selettività e doppia stregua. Coloro che sono cittadini di alcuni dei paesi alleati nella “coalizione dei disposti”, Bush “concede” alcune garanzie. Ai “fortunati” gli si concede la ”grazia” di parlare in privato con i propri avvocati, ciò che viene negato ai restanti prigionieri.
Come mai la superpotenza può sostenere la tesi d’un ipotetico “impegno” nei confronti dei diritti umani del popolo cubano, se al tempo stesso utilizza la parte del territorio cubano che mantiene occupata per costruire un vero e proprio “buco nero” dei diritti umani?
Cuba ribadisce la condanna delle massicce, flagranti e sistematiche violazioni dei diritti umani che soffrono centinaia di persone arbitrariamente detenute dal Governo degli Stati Uniti, dentro e fuori il loro territorio e, in particolare, nella Base Navale che mantiene illegalmente sotto la propria giurisdizione a Guantánamo. Il popolo cubano aderisce all’appello della comunità internazionale affinché venga presa una decisione chiara e conseguente su questa grave situazione.
PARTE II.- AUMENTO DELL’AGGRESSIVITÀ
NELLA POLITICA ANTICUBANA DEGLI STATI UNITI DURANTE L’AMMINISTRAZIONE
DI GEORGE W. BUSH.
CAPITOLO V: L’INASPRIMENTO DELLA POLITICA D’OSTILITÀ DELL’AMMINISTRAZIONE
BUSH CONTRO CUBA. CRESCE IL PERICOLO DI UN’AGRESSIONE MILITARE.
Nella storia dei quarantacinque anni della Rivoluzione cubana, le minacce dichiarazioni e azioni aggressive dei successivi governi degli USA contro Cuba, allo scopo di annichilire il processo rivoluzionario intrapreso dal popolo cubano sono state costanti.
Le azioni dell’Amministrazione Bush negli ultimi tre anni confermano che l’obiettivo della politica degli Stati Uniti nei confronti di Cuba è quello di abbattere il governo cubano. L’eufemismo “promuovere la transizione verso la democrazia e il rispetto ai diritti umani” esige, per raggiungere il suddetto obiettivo, una scadenza temporale d’urgenza, poiché i loro promotori dichiarano che ciò dev’essere fatto rapidamente.
La cosiddetta trasformazione rapida verso la “democrazia” a Cuba è diventata, per le diverse strutture governative statunitensi coinvolte nell’elaborazione e nell’applicazione della politica verso Cuba, la direttiva principale nella presa di decisioni. In data recente, il Segretario di Stato Assistente per gli Affari dell’Emisfero Occidentale, Roger Noriega, ha detto che “…il Presidente Bush è impegnato nel vedere la fine del regime di Castro…e ci muoviamo rapidamente e inesorabilmente verso quella fine”.
La possibilità di un’aggressione militare degli Stati Uniti contro Cuba è oggi tanto reale quanto lo fu nel periodo dell’invasione mercenaria di Playa Girón, Baia dei Porci. A riguardo, basterebbe analizzare l’incremento e l’inasprimento delle azioni aggressive degli USA contro Cuba nei più diversi ambiti, in particolare, le dichiarazioni minaccianti che si fanno sia a Washington che a Miami, tutto ciò in un contesto segnato da un’aggressività senza precedenti su scala mondiale dei settori di potere degli Stati Uniti. Il carattere imperialista delle concezioni e proiezioni contenute nella Strategia di Sicurezza Nazionale degli USA, ufficialmente presentata il 17 settembre 2002, non lascia spazio al dubbio.
La suddetta strategia esprime chiaramente che è ora di confermare il ruolo essenziale della forza militare degli Stati Uniti ed esalta a livelli senza precedenti l’uso della forza. Il diritto della superpotenza a ricorrere in modo unilaterale alla cosiddetta guerra preventiva, si è consolidato nella retorica dei suoi più alti rappresentanti e, per di più, nelle loro decisioni esecutive, come lo dimostra in modo palese la guerra di conquista contro l’Iraq.
La strategia di sicurezza nazionale degli USA segnala senza arzigogoli che “…sebbene il paese farà sempre il possibile per trovare l’appoggio della comunità internazionale, non esiterà ad agire da solo, mediante l’azione preventiva, se ciò fosse necessario all’esercizio del proprio diritto all’autodifesa …”.
Cioè, gli USA ricorreranno alle Nazioni Unite e ad altri fori del sistema internazionale soltanto quando essi siano utili ad appoggiare i loro progetti di dominazione egemonica universale, in franco disprezzo al multelateralismo.
Il concetto di “attacchi preventivi” non è nuovo, ma per la prima volta si eleva pericolosamente alla categoria di principio dottrinario nella Strategia di Sicurezza Nazionale dell’unica superpotenza.
Nel discorso ai cadetti dell’Accademia Militare di West Point, il 1 giugno 2002, il Presidente Bush proclamò pubblicamente la determinazione di subordinare tutti i paese del mondo alla volontà del proprio governo quando disse: “qualunque nazione, in qualunque luogo, deve adesso prendere una decisione: è con noi o è con il terrorismo”.
La ferma decisione del popolo cubano di esercitare pienamente il diritto alla libera determinazione è un chiaro ostacolo ai piani imperialistici dei circoli di poteri statunitensi, non per la capacità economica o militare di Cuba, ma per la sfida politica e morale che rappresenta l’atteggiamento di un piccolo paese nel tradizionale “retrobottega” degli USA. Perciò in numerosi documenti statunitensi in materia di sicurezza nazionale, emessi in data recente, hanno ancora una volta incluso il riferimento a Cuba come un’ipotetica “minaccia”.
La tesi dell’ipotetica “minaccia” di Cuba alla Sicurezza degli USA, è stata fabbricata a partire da falsi pretesti che usano ripetutamente alcuni funzionari altolocati dell’attuale amministrazione degli USA, tra cui: ipotetici legami di Cuba con il terrorismo e il narcotraffico, “l’esistenza di programmi cubani per lo sviluppo di armi biologiche di sterminio massivo”; nonché l’eventualità di un esodo migratorio massiccio verso lo stato della Florida. Ognuno di questi falsi argomenti è stato respinto e disarticolato pubblicamente dal Governo cubano, con prove che gli USA non hanno potuto smentire.
Di seguito si presentano, in ordine cronologico, alcuni esempi soltanto che dimostrano la escalation aggressiva contro Cuba del Governo degli USA:
Anno 2001
- Vari funzionari altolocati dell’Amministrazione
Bush confermano che non ci sarebbero cambiamenti nella politica di blocco
e isolamento contro Cuba.
- Gli USA dichiarano come alta priorità la promozione d’una risoluzione
anticubana nel 57º periodo di sessioni della Commissione dei Diritti
Umani e decidono di includere di nuovo Cuba nella lista di Stati che ipoteticamente
promuovono il terrorismo, utilizzando come giustificazione “la residenza
a Cuba di fuggiaschi statunitensi e di ex militanti dell’ETA, la presenza
a Cuba di rappresentanti dell’ELN e delle FARC colombiane e i legami
con altri Stati terroristi, elementi tutti quanti chiariti in modo inconfutabile
da Cuba”.
- Nomina di Otto Reich e di altri personaggi d’origine cubana, come
Mauricio Tamargo e Josefina Carbonell, tutti nemici dichiarati della Rivoluzione
cubana, per alte cariche esecutive. Molti di essi erano coinvolti in operazioni
terroriste o in piani di sovversione e aggressione contro Cuba.
- Negative ripetute di visti a funzionari cubani, adducendo l’ipotetica
minaccia che potrebbero rappresentare per la sicurezza nazionale degli USA.
- Il Presidente Bush annuncia in luglio del 2001, che le regolamentazioni
del blocco relative ai viaggi e alle rimesse sarebbero applicate con maggiore
rigore, promette ampliare l’aiuto per i suoi gruppi mercenari a Cuba
e altre azioni che serviranno per incrementare la sovversione interna nel
nostro paese. Istruisce di trovare vie per eliminare le interferenze alle
trasmissioni di radio e televisione illegali verso Cuba.
- L’Amministrazione Bush approfitta dei profondi sentimenti antiterroristi
del popolo statunitense dopo le azioni dell’11 settembre, per promuovere
l’escalation di piani anticubani. Si promuove inoltre la strategia di
propaganda volta a consolidare la falsa immagine di un coinvolgimento di Cuba
nell’incremento del terrorismo, azione facilitata dall’ingiusta
e inaccettabile inclusione dell’Isola nella “lista di paesi terroristi”
che elabora unilateralmente la superpotenza. Ciò si espresse nelle
seguenti azioni:
…Dichiarazioni pubbliche di membri del governo distorcendo, occultando
e negando la vera posizione di Cuba rispetto al terrorismo. Non furono riconosciute
le espressioni di condoglianza né le offerte di aiuto (uso degli aeroporti
cubani, ricovero e trattamento ospedaliero, sangue per i feriti, antibiotici,
kits per individuare l’antrax) che il governo cubano fece ufficialmente
alle autorità nordamericane immediatamente dopo gli avvenimenti dell’11
settembre. Mentirono anche quando dissero che Cuba era stato l’unico
paese dell’emisfero che non aderì alle manifestazioni di solidarietà
e appoggio agli USA.
…Intensificazione della campagna volta a collegare Cuba con il terrorismo.
Si accusa Cuba di opporsi agli sforzi degli USA contro il terrorismo.
Riduzione di 7 volte dell’area di libero movimento dei funzionari diplomatici
della Sezione di Interessi di Cuba a Washington (da 5000 metri quadrati a
706).
Anno 2002
- Consolidamento dei piani di fabbricazione di “argomenti”
associati al terrorismo per rendere “credibile” l’ipotetica
minaccia cubana, a partire dalla manipolazione dei progressi nello sviluppo
dell’industria biotecnologica cubana. La diffusione di false informazioni
su ipotetici programmi di sviluppo di armi biologiche a Cuba ha creato il
tema del potenziale coinvolgimento di Cuba nel bioterrorismo facendolo diventare
l’argomento anticubano di maggiore portata e il più grave di
quelli utilizzati dal Governo degli USA nel periodo, allo scopo di giustificare
la propria ostilità nei confronti di Cuba, di mantenere e inasprire
il blocco e di cercare di neutralizzare e frustrare i progressi che negli
Stati Uniti avevano raggiunto le forze favorevoli a un cambiamento della politica
verso Cuba. In questa linea d’azione si inseriscono le dichiarazioni
di Jonh Bolton e Carl Ford secondo cui Cuba porta avanti un’offensiva
nella ricerca e lo sviluppo di armi biologiche. Cuba è stata confermata
nella “lista terrorista”, adducendo falsamente che Cuba non aveva
aderito alla guerra globale contro il terrorismo capeggiata dall’Amministrazione
Bush.
- Aumento del numero e inasprimento del tono delle dichiarazioni di vari dei
principali portavoce del Governo USA alla stampa e al Congresso, rifiutando
qualunque flessibilità nella politica verso Cuba e ripetendo le false
accuse su ipotetici vincoli di Cuba con il terrorismo, così come denunce
di supposte violazioni dei diritti umani.
- Nomina di oltre 34 individui d’origine cubana o che spiccavano nella
politica anticubana per cariche d’importanza nell’Esecutivo (Melquiades
Martínez, Otto Reich, Dan Fisk).
- Imposizione, l’11 gennaio, di Otto Reich come Segretario di Stato
Assistente per gli Affari dell’Emisfero Occidentale. Si deteriora l’ambiente
di scambio bilaterale in virtù delle posizioni aggressive del Dipartimento
di Stato e della Sezione di Interessi degli USA all’Avana (SINA).
- Rafforzamento e incremento del livello delle azioni politico-diplomatiche
da parte di funzionari statunitensi affinché venga imposta una nuova
risoluzione di condanna a Cuba nella Commissione dei Diritti Umani a Ginevra.
- Aumento delle negative di visti ad alti funzionari e specialisti cubani
di diversi settori che intendevano viaggiare negli USA (sono state rifiutate
circa 200 richieste di visto a funzionari, artisti, ricercatori e scienziati).
- Azioni sistematiche dell’Amministrazione statunitense per neutralizzare
e ostacolare le azioni degli agricoltori nordamericani favorevoli al commercio
con Cuba e, per impedire le operazioni di compra di alimenti da parte di Cuba,
le quali sono strettamente limitate. L’Amministrazione si è opposta
a qualunque forma di finanziamento nordamericano, compreso quello privato,
degli acquisti cubani e ha minacciato pubblicamente di vietare la Legge del
Tesoro se includeva qualunque disposizione in questo senso.
- Rifiuto alle proposte cubane di cooperazione nella lotta contro il terrorismo,
nel combattimento al traffico di droghe e per il rafforzamento della cooperazione
bilaterale nel tema migratorio.
- Incremento dell’ostilità e delle pene contro i cittadini statunitensi
decisi a esercitare il loro diritto di viaggiare a Cuba (centinaia di lettere
di avvertenza per viaggiare a Cuba, incremento delle multe a individui, società,
revisione delle licenze).
- Incremento dell’appoggio finanziario e materiale indirizzato all’aumento
delle attività sovversive a Cuba, in particolare, quello dell’Agenzia
Ufficiale di Cooperazione (USAID) e della SINA (introduzione a Cuba del materiale
impreso e di video di contenuto sovversivo, distribuzione di radio con dispositivi
speciale per garantire le operazioni sovversive, ecc.) che sono stati diffusi
dalla stampa.
Anno 2003
Nel 2003 si è approfondita la politica d’ostilità
degli Stati Uniti contro Cuba in tutti i settori. L’Amministrazione
Bush ha portato avanti una escalation di azioni contro Cuba favorendo un corso
d’azione più aggressivo e provocatore.
Tra queste azioni si potrebbe citare l’incremento delle violazioni agli
Accordi migratori e l’incoraggiamento, tolleranza e impunità
dell’emigrazione illegale.
Diversamente da quanto accaduto in anni precedenti, gli USA rilasciarono tra
il 1º ottobre del 2002 e il 28 febbraio del 2003, soltanto 505 visti
a cubani, il che rappresenta il 2,5% del totale di visti stabilite dagli Accordi
Migratori bilaterali. Questa tendenza decrescente nel conferimento di visti
auspicava l’inadempimento della quota prevista nei suddetti accordi.
Tutto ciò è stato denunciato dalle autorità cubane.
Tra il 19 marzo e il 10 aprile del 2003, mentre gli USA portava avanti una
guerra ipoteticamente contro il terrorismo, sono stati dirottati verso gli
USA due aerei di passeggeri, con lo stesso modus operandi utilizzato per dirottamento
degli aerei che si schiantarono contro le Torri Gemelle a New York.
I due aerei cubani dirottati mediante la violenza sono stati confiscati arbitrariamente
dalle autorità del Governo degli USA. Le autorità degli USA
si rifiutarono di estradare i criminali responsabili.
In contrasto, i cittadini cubani utilizzati come ostaggi nelle suddette azioni
terroriste e che hanno espresso la volontà di ritornare a Cuba, sono
stati messi in manette, perquisiti, detenuti per vari giorni, comminati a
rimanere negli USA e persino vestiti con uniformi di carcerati, in violazione
dei più elementari diritti umani.
La politica nordamericana di tolleranza e impunità di fronte a fatti
di questa natura ha servito per incoraggiare continuamente nuove azioni. Nel
suddetto periodo sono state pianificate a Cuba 29 azioni di sequestro e dirottamento
violento di imbarcazioni e di aerei. Gli autori erano in maggioranza elementi
antisociali e persone con un ampio dossier di attività delittuose.
A molti di essi le autorità degli USA anteriormente avevano negato
il visto per visitare i loro familiari in quel paese, o per emigrare definitivamente
per le vie legali.
Cuba invece ha compiuto strettamente i propri obblighi nella lotta contro
il terrorismo. Tra il 1968 e il 1984 un totale di 71aerei furono dirottati
dagli USA verso Cuba. I 69 responsabili furono processati e condannati e scontarono
la loro pena a Cuba; la stragrande maggioranza di essi abbandono Cuba dopo
avere scontato la condanna. La pratica conseguente di Cuba ha consentito di
sradicare i dirottamenti di aerei dagli Stati Uniti verso il territorio cubano.
Si deve sottolineare che dopo la relativa avvertenza, ripetuta più
di una volta, il 18 settembre 1980 Cuba procedette anche alla consegna di
due dirottatori di un aereo di statunitense all giustizia di quel paese.
Si deve riconoscere che lo scorso 11 dicembre, in una Corte federale di Key West, Florida, è concluso il processo contro i responsabili del dirottamento dell’aereo cubano DC-3 della aerolinea Aerotaxi, perpetrato il 19 marzo 2003. I sei accusati sono stati dichiarati colpevoli del carico di pirateria aerea, nonché di altre accuse associate a questo grave delitto e sono in attesa della condanna. Il governo cubano ha ufficialmente dichiarato a riguardo che “considera che la condanna ai dirottatori è un fatto positivo, che contribuisce alla lotta contro la commissione di atti violenti per cercare di emigrare” dal paese.
L’emigrazione illegale verso gli USA è stata incoraggiata dalle misure applicate dalle autorità statunitensi, tra cui: la drammatica riduzione di visti per cittadini cubani che vogliono visitare i familiari negli Stati Uniti, la non restituzione a Cuba di alcuni degli immigranti illegali che sono intercettati in alta mare (secondo quanto stabilito negli accordi migratori bilaterali) e per la mancanza di un’azione decisiva contro i trafficanti di emigranti illegali, tra altri.
E per concludere, il 5 gennaio 2004, tre giorni prima della data proposta da Cuba per il nuovo periodo di conversazioni e trattative migratorie bilaterali, funzionari degli USA comunicarono alla parte cubana che non ritenevano possibile la celebrazione di questi incontri: “finché le autorità cubane non mostrino un vero e serio interesse nel raggiungimento di un flusso migratorio ordinato, legale e sicuro tra entrambi i paesi”.
Gli elementi adotti dalla parte statunitense, sebbene secondari e senza la benché minima trascendenza per lo sviluppo degli accordi migratori, sono stati dibattuti con ampiezza e profondità nei precedenti negoziati. I falchi dell’estrema destra guerrerista nell’Amministrazione Bush e vari personaggi della mafia terrorista cubano-americana che sono riusciti a occupare alte cariche nel Governo, scommettono sul fallimento degli accordi migratori e provocare così una crisi che possa facilitare il ricorso all’aggressione militare all’Isola. Non si possono domandare concessioni unilaterali da Cuba quando gli USA hanno dato prove numerose di mancanza di serietà e d’impegno sia con la lettera che con lo spirito degli accordi.
Nell’ambito di enormi sfide, Cuba avanza, progredisce e rende più fluide le comunicazioni con i cubani residenti all’estero. Il 27 settembre 2003, durante un incontro con circa 300 cubani residenti negli USA, il Ministro degli Esteri, compagno Felipe Pérez Roque, annunciò la celebrazione, in maggio del 2004, all’Avana, della III Conferenza “La Nazione e l’Emigrazione”, nonché la semplificazione dei tramiti di entrata a Cuba per in cubani residenti all’estero.
Quest’ultima decisione, che è stata informata anche dalle Ambasciate e Consolati di Cuba ai residenti all’estero, in pratica significa che scomparirà il cosiddetto Permesso d’Entrata, poiché quando entrerà in vigore questa misura, dopo il primo trimestre del 2004, ogni cubano che abbia un passaporto cubano vigente e abilitato potrà entrare a Cuba.
Il Permesso d’Entrata per i cubani residenti all’estero è stato stabilito a partire dall’imperiosa necessità di proteggere il popolo cubano di fronte alle attività terroriste che per oltre 40 anni hanno realizzato nell’Isola individui e gruppi terroristi che hanno ricevuto addestramento, finanziamento e appoggio logistico nel territorio degli USA, dove hanno goduto d’un ambiente d’impunità.
L’annullamento del Permesso d’Entrata è un’importante decisione del Governo di Cuba, indirizzata a facilitare i contatti dei cubani che vivono all’estero con la loro Patria e i loro familiari e conferma la politica mantenuta da Cuba nei confronti dei propri emigrati, malgrado l’aggravamento delle ostilità degli USA contro Cuba e il pericolo di azioni terroriste dell’estrema destra di Miami contro Cuba.
L’imposizione di nuove misure di ostilità contro il lavoro della Sezione di Interessi di Cuba a Washington (SICW) e della Missione di Cuba presso le Nazioni Unite ha caratterizzato pure questo periodo.
Negli ultimi 13 mesi (fino a gennaio 2004), gli Stati Uniti hanno espulso arbitrariamente 19 diplomatici cubani da Washington e da New York.
Il 12 e il 13 maggio 2003, il Governo degli USA comunicò attraverso la Missione di Cuba presso l’ONU e la SICW la decisione di dichiarare “persona non grata” un totale di 14 diplomatici accreditati in ambedue le missioni, tra cui alcuni membri del personale consolare a Washington, adducendo falsamente che avevano svolto delle attività che oltrepassavano la loro capacità ufficiale, considerate lesive agli USA. Fino al presente, e malgrado la domanda di Cuba di presentare prove a riguardo, non sono riusciti a presentare neanche una prova che dimostri le loro affermazioni.
Il 4 gennaio il giornale The Washington Post pubblicò un articolo della giornalista Robin Wright in cui, citando funzionari non identificati del Dipartimento di Stato, si segnalava che il diplomatico cubano Roberto Socorro García, accreditato nella SICW, era stato espulso dagli USA in dicembre perché “era coinvolto in attività di narcotraffico”.
Cuba ha rifiutato e smentito assolutamente tutte queste accuse infondate. Mentre invece gli USA non hanno potuto rifiutare le allegazioni cubane. L’ipotetico “soffio” alla stampa della falsa informazione risponde al tanto utilizzato schema anticubano di manipolazione propagandistica, che fabbrica pretesti ogni volta che decidono d’aggravare l’ostilità contro Cuba. In apparenza, hanno deciso di riprendere l’ormai disarticolata campagna indirizzata a coinvolgere Cuba in attività riferite al traffico di droghe.
Sono state incrementate anche le provocazioni e le attività sovversive della SINA all’Avana mirate a potenziare una crisi che giustifichi un’aggressione militare a Cuba.
L’attuale Capo della SINA, anche prima dell’arrivo al nostro paese, ha incrementato le provocazioni aperte e ogni tipo d’azione d’ingerenza indirizzata a potenziare, organizzare, finanziare e stimolare l’attività sovversiva delle organizzazioni mercenarie al servizio degli interessi di dominazione della superpotenza. I funzionari del suddetto ufficio diplomatico, tra cui spiccano numerosi ufficiali dei servizi dell’intelligence statunitense, hanno incrementato in modo esponenziale l’uso dei viaggi di monitoraggio alla situazione degli emigranti illegali rimpatriati a Cuba, per promuovere e realizzare operazioni sovversive in tutto il territorio nazionale. Le strutture della SINA e persino la residenza dello stesso Capo sono diventati centri d’addestramento e orientazione alla cospirazione sovversiva.
Sono aumentate in modo sostanziale le risorse finanziarie per promuovere l’attività sovversiva a Cuba.
Gli USA hanno incrementato in modo sostanziale i fondi pubblici e segreti destinati al finanziamento delle organizzazioni mercenarie che hanno organizzato a Cuba, a cui vuole presentare come difensori dei diritti umani e opposizione politica pacifica.
E’ stata rafforzata l’esecuzione del finanziamento nonché i fondi assegnati mediante l’USAID. Dal 1997 quest’agenzia federale ha destinato oltre 27 milioni di dollari all’applicazione della Sezione 109 della “Legge Helms Burton” e ha inviato oltre un milione di materiali sovversivi stampati, oltre 7000 ricettori radio con capacità per sintonizzare i segnali radio sovversivi. I congressisti anticubani che si propongono di approvare quest’anno al Congresso 15 milioni di dollari annui per finanziare la sovversione. Ciò rappresenterebbe 10 milioni di dollari statunitensi addizionali ogni anno, in confronto con il budget approvato nel 2002.
Sono state inasprite come mai prima le restrizioni ai viaggi di cittadini statunitensi a Cuba. Gli agenti federali statunitensi hanno inasprito le misure contro i viaggi a Cuba: oltre 1226 nordamericani hanno ricevuto lettere dall’Ufficio di Controllo di Attivi stranieri del Dipartimento del Tesoro (OFAC), il doppio di quelle inviate durante gli ultimi quattro anni dell’Amministrazione Clinton. Le notifiche dell’OFAC costituiscono la prima fase del processo legale contro cittadini statunitensi per violazioni dei regolamenti del Dipartimento del Tesoro in materia di viaggi a Cuba, che possono concludere con l’imposizione di multe di migliaia di dollari o con pene di privazione di libertà. Seguendo istruzioni della Casa Bianca, il Dipartimento di Sicurezza Interna ha messo a disposizione le proprie risorse d’intelligence per individuare coloro che viaggiano illegalmente a Cuba. Sono stati proibiti i cosiddetti scambi “popolo a popolo”.
Il 24 marzo 2003, il Governo degli USA ha inasprito il blocco contro Cuba, eliminando la licenza per gli scambi educativi popolo a popolo, restringendo in questo modo le scarse licenze che venivano rilasciate per i viaggia di scambio accademico e culturale tra entrambi i paesi.
D’altra parte, è cresciuto il numero di visti negati ad artisti, intellettuali, accademici e scienziati cubani invitati a partecipare a eventi e convegni negli USA. Sono state incrementate le trasmissioni radiali e televisive di natura sovversiva.
Il 20 maggio 2003, la radio stabilita dal Governo degli USA allo scopo di promuovere la sovversione a Cuba ha iniziato le trasmissioni utilizzando quattro nuove frequenze, provocando interferenze e danni alle trasmissioni radiali cubane.
Lo stesso giorno un aereo C-130 della Forza Aerea statunitense, trasmise il segnale della televisione sovversiva anticubana stabilita dal Governo degli USA, dalle ore 18:00 alle ore 20:00, utilizzando reti e sistemi assegnati legalmente a stazioni televisivi cubane, debitamente iscritte nella UIT.
Questi atti sono una franca e grossolana violazione del Diritto Internazionale e delle norme e regolazioni stabilite dall’Unione Internazionale delle Telecomunicazioni (UIT), in particolare, del suo Regolamento di Radiocomunicazioni che proibisce le trasmissioni televisive oltre i limiti nazionali e le interferenze nocive ai servizi di altri Stati.
A partire da settembre, sono cominciate le trasmissioni radiali e televisive anticubane con l’uso di satelliti. Come parte dell’aggressione radioelettronica, dagli USA vengono trasmessi segnali televisivi e di radio che raggiungono le 2 200 ore settimanali. Da stazioni governative e private si trasmettono false informazioni e messaggi mirati a promuovere la sovversione a Cuba, l’emigrazione illegale e a promuovere una situazione di crisi artificiale che serva a giustificare l’aggressione militare a Cuba.
Cuba è stata inclusa in ogni rapporto elaborato dal Dipartimento di Stato in materie come il narcotraffico, il terrorismo, le armi biologiche, i diritti umani, il traffico di persone, la libertà religiosa, ecc.
Il 30 aprile 2003, il Governo degli USA presentò il rapporto annuo “Patroni del Terrorismo Mondiale”. Nel suddetto documento Cuba è stata inclusa, ancora una volta, nella lista di Stati che, ipoteticamente, promuovono il terrorismo a livello internazionale. In questi momenti la lista comprende sette paesi: l’Iraq, l’Iran, la Siria, il Sudano, la Libia, la Repubblica Democratica di Corea e Cuba. La composizione della lista coincide, proprio “per caso”, con i paesi che pongono un importante ostacolo ai piani di dominazione egemonica degli Stati Uniti.
Mai il governo degli USA è potuto né potrebbe, provare la partecipazione di Cuba in nessun’azione terrorista. I loro falsi argomenti sbiadiscono con il tempo e ciò ha portato alcuni funzionari del Governo statunitense e riconoscere che l’inclusione di Cuba nella suddetta lista è semplicemente uno strumento politico contro il nostro paese.
Paradossalmente, sono gli Stati Uniti a rifiutare mediante argomenti vacui, irrazionali e senza alcuna base reale, la proposta fatta da Cuba per sottoscrivere un Programma bilaterale di lotta contro il terrorismo, presentata al Governo statunitense dal 29 novembre 2001 e reiterata il 3 dicembre 2001, il 12 marzo 2002 e il 17 dicembre 2002, durante il 19º periodo di Conversazioni migratorie tra entrambi i paesi.
La politica della Rivoluzione cubana relativa al terrorismo non ammette dubbi di nessun tipo e tanto meno provenienti da Washington. Cuba condanna tutti gli atti, metodi e pratiche di terrorismo in tutte le sue forme e manifestazioni, commessi ovunque, da chiunque, contro chiunque e qualunque siano le motivazioni. Ugualmente condanna ogni azione che abbia lo scopo di incoraggiare, appoggiare, finanziare o nascondere qualunque atto, metodo o azione terrorista.
Cuba ha conosciuto, forse come nessun altro paese al mondo, le conseguenze delle azioni terroriste. Sin dai primi giorni della Rivoluzione, uomini, donne e bambini cubani sono stati vittime del terrorismo più crudele e spietato, molte volte promosso, protetto, finanziato e organizzato dallo stesso governo degli USA e per i suoi figliocci delle organizzazioni anticubane con sede a Miami.
Si mantiene e inasprisce l’ostilità, la tortura e il maltratto contro i cinque lottatori antiterroristi cubani condannati ingiustamente negli USA e contro i loro familiari.
Il Governo degli USA applica arbitrarie misure di castigo contro i cinque giovani cubani ingiustamente condannati nel suddetto paese per il fatto di cercare informazione che consentisse di proteggere il popolo cubano dalle azioni terroriste che realizzano organizzazioni terroriste con sede nella Florida. Agenzie federali continuano a sabotare il processo di appello, incrementano gli ostacoli alle visite consolari e ai contatti con i familiari, ritardano ingiustamente il rilascio dei visti ai familiari dei cinque lottatori antiterroristi e vietano l’ingresso negli Stati Uniti, per visitare i loro coniugi, alle moglie di Gerardo Hernández e di René González, nonché alla piccola figlia di René.
Hanno incrementato le campagne per conseguire condanne a Cuba in organismi multilaterali e internazionalizzare la politica d’ostilità contro Cuba.
Il Governo degli USA si è impegnato a fondo, utilizzando ogni tipo di pressioni e condizionamenti, per ottenere una condanna a Cuba nella Commissione dei Diritti Umani dell’ONU e nell’Organizzazione di Stati Americani; entrambi i tentativi sono falliti.
Ugualmente, e avvalendosi principalmente dei servizi dei loro alleati incondizionati nell’Unione Europea, i signori Aznar e Berlusconi, gli USA sono riusciti a imporre all’Unione Europea un’assoluta subordinazione al disegno della loro politica nei confronti di Cuba, trasformando l’Unione in un complice della loro politica imperialista e di ostilità contro il popolo cubano.
Ha aumentato in modo significativo la campagna di propaganda anticubana negli USA. Sono state fatte numerose dichiarazioni con un pericoloso tono aggressivo dai portavoce dell’Amministrazione Bush, utilizzando da pretesto fatti come la giusta condanna a oltre 70 mercenari, assoldati e al servizio della politica d’ostilità degli USA contro Cuba.
E’ stato utilizzato il sito web del Dipartimento di Stato per promuovere storie della controrivoluzione cubana e pubblicare cinque fascicoli della più grossolana propaganda anticubana su temi di Economia, Debito Esterno, situazione dei mal chiamati prigionieri politici, sulla politica degli USA verso Cuba e su spionaggio.
E’ stata proibita la celebrazione d’una nuova Fiera di Alimenti e di Prodotti agricoli degli USA a Cuba.
Dopo il successo ottenuto dalle due Fiere di Alimenti e di Prodotti agricoli di società private degli USA effettuate all’Avana nel 2002 e nel 2003, il Governo statunitense ha proibito l’organizzazione d’una nuova fiera commerciale.
E’ stata creata la commissione chiamata “Commissione presidenziale per l’Assistenza a una Cuba libera”, presieduta dal Segretario di Stato Collin Powell e dal Segretario dell’Abitazione, Melquíades Martínez.
Lo scorso 10 ottobre, il Presidente statunitense ha annunciato in un discorso pieno di minacce contro Cuba, nuove azioni punitive contro l’Isola, tra cui la creazione di una “Commissione presidenziale per l’Assistenza a una Cuba libera”. La stessa è presieduta dal Segretario di Stato statunitense Collin Powell e da Melquíades Martínez, fedele esponente della mafia terrorista di Miami nell’Amministrazione Bush, e avrebbe il compito fondamentale di assistere il Presidente statunitense e presentargli proposte per far diventare realtà la sua volontà di inasprire il blocco e incrementare la sovversione e la politica di aggressioni allo scopo di abbattere la Rivoluzione cubana.
Il Segretario Assistente di Stato per gli Affari dell’Emisfero Occidentale, Roger Noriega, annunciò il 16 gennaio dell’anno in corso, in seminario organizzato dal Progetto di Transizione di Cuba dell’USAID, che la Commissione per l’Assistenza a una Cuba libera, ha l’obiettivo fondamentale di presentare un rapporto iniziale il 1º maggio 2004.
Si è intensificata un’attiva opposizione esecutiva di fronte a qualunque tentativo al Congresso di modificare la politica verso Cuba.
Figure altolocate del Governo degli USA, vincolate alla politica anticubana, hanno annunciato ripetutamente l’intenzione dell’Esecutivo di porre il veto a qualunque progetto di legge mirato a rendere più flessibile, anche parzialmente, le misure di blocco contro Cuba.
Di fronte a questa minaccia permanente e per evitare che in un anno elettorale il Presidente fosse costretto a esercitare il veto per un progetto di legge che contava sull’appoggio di entrambi i partiti, il 12 novembre 2003, il Comitato della Conferenza bicamerale del Congresso degli USA che rivedeva il progetto legge sulle Assegnazioni di Budget per i Dipartimenti del Tesoro e del Trasporto, decise di eliminare, in modo antidemocratico e violando le norme e regolamentazioni del Congresso, l’emendamento alla suddetta bozza di legge che avrebbe reso più flessibili le restrizioni ai viaggi dei cittadini statunitensi a Cuba. Ciò fu portato a termine malgrado il fatto che sia alla Camera sia al Senato l’emendamento era stato approvato da una sostanziale maggioranza.
Nel 2003 sono stati incrementati la frequenza e il carattere aggressivo delle minacce contro Cuba nelle dichiarazioni dei rappresentanti del Governo statunitense. Tra cui potrei menzionare:
…Il 10 aprile, l’Ambasciatore degli USA nella Repubblica Dominicana, Hans Hertel, amico del Presidente Bush, dichiarò che “…ciò che sta succedendo nell’Iraq è un segnale molto positivo ed è un buon esempio per Cuba”, e aggiunse che la guerra contro l’Iraq era l’inizio di una crociata liberatrice per “democratizzare” tutti i paesi del mondo.
…Il giorno seguente, il Governatore della
Florida Jeb Bush, fratello del Presidente degli USA, affermò che “dopo
il successo della guerra nell’Iraq, gli USA devono dare uno sguardo
ai vicini e usare il loro potere per fare pressioni sulla comunità
internazionale nel senso che il regime cubano non può continuare”.
…Il 13 aprile, il Segretario di Difesa, Donald Rumsfeld, in risposta
alla domanda relativa alla possibilità di un’aggressione a Cuba
dichiarò: “speriamo che loro abbiano libertà e che abbiano
l’opportunità di dire ciò che vogliono e di praticare
la libertà di religione e di espressione e la libertà di riunione”,
senza scartare un’aggressione militare contro Cuba.
…In aprile, rappresentanti del Governo degli USA realizzarono in tono
minaccioso ipocrite dichiarazioni nel senso che il loro paese non tollererà